The Walking Dead The Final Season: provato

(Torino)ore 18:05:00 del 11/04/2019 - Categoria: , Videogames

The Walking Dead The Final Season: provato
Per qualche motivo, nella nostra run un personaggio incontrato nella puntata scorsa si è frapposto tra noi e la salvezza, e lo ha fatto in un modo che non fatichiamo a definire poco verosimile.

 

Siamo arrivati, con non poca fatica, all’ultima recensione legata a The Walking Dead: L’Ultima Stagione. Una serie che, dopo il grandissimo exploit della prima stagione, ha continuato la storia di Clementine tra alti e bassi, scelte discutibili e momenti piacevoli. Il compito di chiudere l’arco narrativo iniziato nel 2011 probabilmente non poteva capitare in un momento peggiore, viste le ben note vicissitudini di Telltale, l’entrata in scena di Skybound e i conseguenti problemi di sviluppo.

Spoiler Alert! La recensione contiene riferimenti ai precedenti episodi della stagione. Se non volete informazioni a riguardo evitate di proseguire nella lettura. 

Detto questo, è tempo di capire se l’atto finale, chiamato Take Us Back, riesce a dare un epilogo credibile alla storia di quello che, in ogni caso, è uno dei personaggi videoludici più iconici degli ultimi tempi. Clementine, allora, com’è finita la tua storia?

Ragazzini insopportabili (e invincibili)

Alla fine di Broken Toys, l’episodio precedente, il giocatore era chiamato a una scelta piuttosto importante, ovvero dire a AJ se uccidere o meno Lily. La sequenza costituiva il culmine di un episodio che, dal punto di vista narrativo, non ci era dispiaciuto per niente, e che poteva dare un certo slancio alla narrativa di questo ultimo atto.

Purtroppo, diciamo subito che alcune scene di questo quarto episodio, specie nella prima parte, ci sono sembrate poco plausibili, oltre che dannatamente irritanti. Il pilastro su cui si regge la narrativa di Take Us Back è che Clementine, dopo l’esplosione della nave che chiudeva l’episodio precedente, deve trovare il modo per tornare sana e salva all’istituto Ericson, e far sì che i suoi compagni facciano lo stesso.

Per qualche motivo, nella nostra run un personaggio incontrato nella puntata scorsa si è frapposto tra noi e la salvezza, e lo ha fatto in un modo che non fatichiamo a definire poco verosimile. Vogliamo raccontare di una scena in particolare, pur cercando di non fare spoiler gratuiti, per spiegare di cosa stiamo parlando. Questo personaggio, molto arrabbiato con noi per motivi che possiamo anche capire ma che non ci sembrano poi molto validi, viene morso più volte dagli zombi, facendoci credere anche un paio di volte che fosse morto.

Rimanere nuovamente soli e malconci rappresenta però l'occasione per aprirsi come mai era accaduto prima, riuscendo ad affrontare un problema tanto difficile quanto ormai quotidiano. La forza dell'episodio sta nei suoi tempi concitati, che però sanno prendersi il giusto distacco, per lasciare spazio alle emozioni e agli ultimi insegnamenti, prima che AJ sia pronto per cominciare a ragionare solo con il proprio cervello. Non nascondiamo di esserci emozionati udendo alcuni dialoghi molto ben scritti e recitati, strappando anche un sorriso soddisfatto ad alcune scelte registiche di grande impatto. L'inserimento di un'importante flashback mai davvero raccontato fa da sfondo alla tragedia di un episodio che si porta in dote anche una forte dose di speranza. Non vi è dubbio sulla volontà di Telltale prima e di Skybound poi, di voler toccare le corde più intime ed empatiche dello spettatore, mettendo i due protagonisti di fronte alla più micidiale delle decisioni, dalla quale tutti ne usciranno profondamente cambiati, chi nel corpo, chi nello spirito.

La maturazione di AJ arriva a compimento con un crescendo di responsabilità e importanza decisionale, mettendo a frutto tutto ciò che Clementine è stata in grado di insegnargli e che a sua volta ha imparato dal legame con Lee. Quel Lee che torna nuovamente alle labbra dei protagonisti, come se fosse ancora quel traino latente che mai ha abbandonato la serie, nonostante la sua morte sia avvenuta già alla fine della prima stagione. Probabilmente The Walking Dead: The Final Season, non è avvincente ed appagante nella sua totalità come lo fu il più grande successo di Telltale, dovendo scontare anche la sua ormai rodata struttura; ma è impossibile non apprezzare la volontà di chiudere, con passione e dedizione, un lavoro tanto importante.

La grafica che conta (poco)

Per ciò che concerne l'ambito tecnico e puramente giocoso, abbiamo imparato nei mesi ad apprezzare il deciso passo avanti dal punto di vista grafico. L'idea di Telltale di portare The Walking Dead nell'insieme delle avventure in terza persona con visuale sulla spalla ci è sempre sembrata azzeccata. Complice anche un miglioramento generale dell'engine e una qualità artistica non indifferente, in grado di sfruttare al meglio il cel shading e di perdersi solo a causa di qualche rallentamento di troppo, totalmente ingiustificato dalla tipologia dell'opera. Skybound non ha speso il poco tempo a sua disposizione per perdersi a mettere a posto qualcosa che nell'insieme funzionava già sufficientemente e, per questo, c'è ben poco da aggiungere rispetto al passato. Dove però l'episodio inserisce una marcia in più e cerca di spiccare è l'ambito audio, con una serie di effetti e una colonna sonora che accompagna la fine di questo viaggio in maniera più emozionale di quanto non sia stato fino ad oggi. Il ritorno di alcuni pezzi del passato, poi, non fa che accentuare un effetto nostalgia che applica la giusta presa sul pubblico.

 

Scritto da Alberto

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