The Surge, la nostra prova

(Milano)ore 20:27:00 del 19/05/2017 - Categoria: , Videogames

The Surge, la nostra prova
Si va così a delineare un quadro chiaro e immediato, che permette di non perdere il focus sugli avvenimenti senza doversi oltremodo scervellare o dedicarsi in speculazioni tra un combattimento e l’altro.

Un Dark Souls in salsa Sci-Fi. È esattamente questo che aspettavamo di trovarci di fronte avvicinandoci a The Surge, il nuovo titolo sviluppato dai creatori di Lords of The Fallen, che per evitare scomodi paragoni con la saga di From Software hanno deciso di abbandonare il fantasy classico per darsi alla fantascienza, fra tute meccanizzate, droni, ed un futuro distopico in cui l'umanità ha irrimediabilmente consumato le risorse del pianeta.
Sulle prime, l'obiettivo del team di sviluppo ci è parso persino centrato: pur senza evidenti guizzi creativi, il titolo sembrava sviluppato con competenza, capace di riproporre in maniera efficace le sensazioni provate esplorando le perdute terre di Lothric. Rinunciano ovviamente ad ogni pretesa di originalità, il gioco ci ha accolto in maniera molto regolare, incuriosendoci con i suoi violentissimi smembramenti, un'area iniziale sufficientemente varia e intricata, e un sistema di progressione basato sul recupero e sul potenziamento delle parti meccaniche dei nemici. Purtroppo, avanzando nella (breve) avventura abbiamo incontrato un cospicuo numero di problemi, a partire da un level design confuso e sviante, per arrivare ad un sistema di crescita del personaggio davvero troppo semplicistico, passando poi per un combat system tutt'altro che preciso o stratificato.

Tutto ha inizio con il nostro arrivo nelle CREO Industries, azienda di ricerca dedita alla creazione di tecnologie in grado di salvaguardare la Terra e migliorare la vita dell’uomo. Ad attenderci un primo giorno di lavoro pessimo considerato che, senza neanche aver il tempo di fare la conoscenza dei colleghi, qualcosa va storto, e ci ritroviamo ad aver a che fare con macchine ed “eso-dipendenti” totalmente impazziti. Per fortuna, durante il nostro viaggio troveremo anche altri npc ancora sani di mente, che andranno a contribuire all’intreccio narrativo tramite i loro dialoghi e, non meno importanti, le side-quests che ci metteranno a disposizione. Sul fronte narrativo, infatti, le tecniche utilizzate sono molteplici, schermi che mettono in mostra i video pubblicitari dell’azienda, brevi cutscene, note vocali, oppure dialoghi in cui la scelta multipla andrà a definire l’ordine di svolgimento di una conversazione, senza però portare ripercussioni realmente influenti sul gameplay. Si va così a delineare un quadro chiaro e immediato, che permette di non perdere il focus sugli avvenimenti senza doversi oltremodo scervellare o dedicarsi in speculazioni tra un combattimento e l’altro. Una storia che si inserisce bene nella struttura del gioco, ma che indubbiamente, per natura, esalta l’altra faccia videoludica di The Surge, ovvero il gameplay: una tradizione che nel genere non manca di confermarsi anche questa volta.

Una struttura fin troppo collaudata

Al di là della decantata appartenenza al genere dei “Souls-like”, già anticipata a inizio articolo, basta davvero un attimo tra i corridoi dell’edificio della CREO per poter ritrovare tutte le peculiarità che caratterizzano il genere e la prima che salta all’occhio è sicuramente il design delle mappe.

La ricorrenza degli elementi che definiscono una macro-area è difatti sin troppo puntuale, potremmo quasi definirla scolastica. Safe-zone, corridoio principale, scorciatoie varie, qualche nemico che gioca nascondino e boss finale si alternano sempre nella stessa maniera. Ogni tanto troveremo delle zone raggiungibili solo una volta acquisita sufficiente esperienza, poichè sarà necessario un certo livello energetico per sovraccaricare determinati circuiti e aprire così nuovi passaggi, ma tutto ciò è per forza di cose qualcosa di relegato alla parte finale della nostra avventura. 
Per il resto, una volta finita l'esplorazione di una di queste macro-aree, si passa a quella successiva, raggiungibile con il maglev, l'unico mezzo di trasporto in grado di portarci dall'una all'altra. 

Nel frattempo, il nostro personaggio, per progredire, dovrà evolvere l’esoscheletro di cui è stato dotato all’inizio dell’avventura. A questo scopo nella safe-zone, troveremo il medbay, dove potremo aumentare la disponibilità energetica della tuta, e arricchirla di moduli in grado di fornirci bonus passivi o consumabili. La cura, in particolare, sarà completamente dipendente da questi moduli: alcuni potranno fornire una ricarica immediata, mentre altri una maggiore quantità di salute ma dilazionata nel tempo, oppure altri ancora potranno trasformare in vita una parte di energia accumulata durante il combattimento. Sempre nella safe-zone troveremo anche il centro di assemblaggio, dove potremo costruire o potenziare i pezzi del nostro esoscheletro.

La ricetta della felicità

Per trattare il crafting di questi pezzi sarà però necessario fare un cenno al combattimento, visto che questi due aspetti sono molto legati fra loro. Durante gli scontri con i nemici, ci troveremo a poter selezionare la parte del corpo dal colpire e, in particolare con quelli umanoidi, accanirsi contro un particolare arto vorrà dire aprire uno spiraglio al colpo di grazia, in grado di recidere lo stesso. Una volta eseguita questa mossa, ci sono buone probabilità che egli lasci dietro di sè lo schema per la fabbricazione dell'arto e poi i pezzi per costruirlo, sempre accompagnati dagli scarti tecnologici, ovvero la valuta del gioco. Da ciò si può facilmente dedurre che passerete ore a fare grinding, non soltanto per recuperare questa risorsa e con essa salire di livello, ma soprattutto per ottenere gli oggetti utili a forgiare un nuovo pezzo di armatura. I set degli esoscheletri infatti sono diversi fra loro, alcuni più resistenti ma pesanti, così come altri più leggeri ma anche più fragili, e soltanto provando e riprovando a mischiarli fra loro sarà possibile adattarli perfettamente al nostro stile di gioco. In generale quelli più forti richiedono un livello energetico maggiore del personaggio, ma nella pratica non sentirete questo limite già dopo poche ore di gioco.

Tutto l’aspetto ruolistico di The Surge, di cui sopra, all’atto pratico funziona e diverte, ma presta il fianco a una ripetitività di fondo, che potrebbe in qualche modo iniziare a sentirsi dopo le prime 15 ore di gioco, soprattutto nelle fasi di potenziamento dell’armatura, ciascuna dotata di ben 4 livelli.

Per fortuna nonostante il grinding spietato e un non perfetto bilanciamento di alcune meccaniche, tra cui il precedentemente citato livello energetico, il tasso di sfida non perderà mordente durante il corso dell’avventura per la comparsa di nuovi nemici a ogni macro-area sempre più pericolosi.

Il combattimento invece, prende spunto da quanto visto in Lords of the Fallen, alleggerendo e velocizzando il tutto. La pesantezza dell’armatura continuerà a cambiare la rapidità dei movimenti, ma sarà la tipologia delle armi a definire in buona parte la velocità dell’azione. Le armi pesanti per esempio, a due mani, sono davvero lente durante i primi colpi, ma diventano rapide ed inesorabili alla fine della combo una volta assunta la giusta inerzia; quelle leggere invece permettono di assestare colpi in un turbinio di lame da far impallidire il più rapido dei ninja. Nonostante ciò il ritmo scandito dalla combinazione colpo-schivata-parata, dominato dalla quantità di stamina disponibile, (barra oramai onnipresente in questo genere di giochi) è sempre lo stesso che chi conosce i Souls conosce. Utilizzando le armi è possibile anche aumentarne il livello di conoscenza e così migliorare i tempi di attesa delle combo e i danni inflitti. Il moveset di ogni arma è poi peculiare alla stessa, e si articola in diverse tipologie di colpi, molti noti e qualcuno inedito, come per esempio quello in scivolata. Eseguire una combo significa consumare stamina, ma allo stesso tempo ricaricare l’energia aggiuntiva della tuta che, una volta raggiunto un valore sufficiente, permette di eseguire un colpo critico, sfruttare il modulo drone della tuta, o tramutare quell’energia in vita, una volta equipaggiato il modulo corrispondente.

Tanti pezzi che completano il puzzle di un combat-system sufficientemente profondo e appagante, in grado di tenere in piedi buona parte della struttura del gioco, che purtroppo ha mostrato a più riprese qualche eccessiva leziosità.

Scritto da Samuele

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