Suburra 2: recensione ufficiale

(Bari)ore 20:04:00 del 04/03/2019 - Categoria: , Cinema

Suburra 2: recensione ufficiale
RECENSIONE SUBURRA 2- Il Colosseo, il cuore di Roma: silenzioso e immobile, guarda dall'alto da millenni la città, culla di un impero decaduto, che ormai vive nella bellezza malinconica e trascurata delle sue strade, in cui si respira storia, sudiciume e

RECENSIONE SUBURRA 2- Il Colosseo, il cuore di Roma: silenzioso e immobile, guarda dall'alto da millenni la città, culla di un impero decaduto, che ormai vive nella bellezza malinconica e trascurata delle sue strade, in cui si respira storia, sudiciume e inciviltà. Prima metropoli dell'umanità, Roma vive di contrasti e contraddizioni: un momento ti lascia senza fiato, quello dopo ti fa arrabbiare e maledire il suo nome.

RECENSIONE SUBURRA 2- Grande madre e prostituta, accogliente e respingente allo stesso tempo, Roma ha un potere quasi magico su chi ci è nato e cresciuto: nonostante tutto, sembra impossibile tagliare completamente il cordone ombelicale che lega i romani alla propria città. La seconda stagione di Suburra, su Netflix dal 22 febbraio, si apre proprio con il Colosseo: motore pulsante da cui partono le arterie principali della città, che si dividono in più rami, intrecciati tra loro, fino ai capillari della periferia. Nelle strade di Roma scorre un senso di morte e decadenza, misto a una voglia irrefrenabile di potere.

RECENSIONE SUBURRA 2- L'odore di morte e sete di potere è ciò che unisce i protagonisti della serie Netflix, primo prodotto originale italiano del colosso dello streaming, prequel dell'omonimo film diretto da Stefano Sollima, a sua volta ispirato al romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo.

Nei nuovi episodi, otto in tutto, due in meno rispetto alla prima stagione (ed è un bene), ritroviamo i protagonisti tre mesi dopo i fatti precedenti: Aureliano (Alessandro Borghi), è ancora sconvolto per il tradimento della sorella Livia (Barbara Chichiarelli), che torna a Ostia proprio per riconciliarsi col fratello.

Il ritorno della regina del litorale romano inizia un effetto domino che porterà a conseguenze tragiche: Spadino (Giacomo Ferrara) spera di usare infatti la donna per diventare il capo della sua famiglia, ora che il fratello Manfredi (Adamo Dionisi) è uscito di scena; Lele (Eduardo Valdarnini) è diventato ispettore proprio nel distretto di polizia di Ostia; Sara (Claudia Gerini) si ritrova a dover gestire dei migranti fatti accampare dal Vaticano sui terreni lidensi; Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro) pensa di sfruttare la tensione causata dallo sbarco dei migranti sul litorale romano per ottenere più voti alle elezioni e ovviamente Samurai (Francesco Acquaroli), dopo aver passato tutta la prima stagione a cercare di ottenere quei terreni, non ci sta a vederseli portare via dal Vaticano.

È una Roma quasi familiare quella che ritroviamo in questa seconda stagione di Suburra, riconoscibile nei suoi ambienti tra il fastoso e il decadente, scrigno di tesori senza eguali, ma abbandonata a se stessa come una sorta di divinità antica che nessuno più venera e rispetta. Città giovane, in continua evoluzione, ma anche tristemente statica come le figure che la abitano. 
Sono passati tre mesi dagli eventi della prima stagione, conclusasi con il disfacimento dei rapporti e delle alleanze tra i personaggi e con lo stringersi della presa di alcune forze in gioco su di essi. Molte cose sembrano essere cambiate, ma al tempo stesso il ritorno di Livia Adami a Roma dopo un periodo di fuga sembra rimettere in moto la narrazione proprio a partire dall'attimo in cui si era interrotta. In un'esplosione emotiva si infiammano i rancori e si risvegliano i dolori e le ambizioni di coloro che mai riescono a sfuggire alla morsa di una Capitale buia, nel periodo più caldo delle elezioni del nuovo Sindaco. 
È soprattutto Aureliano Adami a incarnare alla perfezione questo contrasto tra evoluzione e staticità. I dolori e le delusioni della passata stagione lo hanno cambiato dentro e fuori. Il look acerbo da ragazzino ha lasciato spazio a una mascolinità più accentuata, all'aspetto di un uomo ormai cresciuto. Aureliano ha abbandonato la tinta bionda e le guance lisce da pischello per inseguire uno stile decisamente più maturo, che ricorda anche nei tatuaggi il "Numero 8" del libro e del film di Suburra (il primo scritto da Giancarlo de Cataldo e Carlo Bonini e il secondo diretto da Stefano Sollima nel 2015). Il cambiamento del personaggio è in corso e ben visibile sia nell'atteggiamento più arrogante che nel frequente ricorso alla violenza per sottolineare il proprio potere. Qualcosa però rimane di quel ragazzo visto nella prima stagione. Aureliano lotta per mantenere il potere che la morte del padre e il tradimento di Livia (Barbara Chichiarelli) gli hanno permesso di conquistare, ma il controllo dei terreni di Ostia gli sfugge dalle mani, così come la fiducia dei collaboratori. 
Merito anche dell'interpretazione magnifica di un Alessandro Borghi sempre più calato nel personaggio, Aureliano è ancora una figura fuori controllo, spaventata, alla disperata ricerca di autoaffermazione e rispetto. 

Notiamo lo stesso pallido tentativo di riscatto in Alberto "Spadino" Anacleti e in Gabriele "Lele" Marchilli. Il primo sembra ormai aver appianato i conflitti con la moglie e accettato se stesso in ogni aspetto, mentre si inserisce a forza nella gerarchia della propria famiglia, nel tentativo di soppiantare il ruolo del fratello in coma. La sua ascesa al potere si scontra però con la riluttanza della madre a lasciare il controllo della famiglia al figlio minore. 
Lele sta seguendo le orme del padre in polizia, riuscendo a conquistare in soli tre mesi il ruolo di ispettore. Quello che avrebbe potuto essere un tentativo di riscatto da parte sua si rivela però un'altra dimostrazione di quanto l'impressione di mutamento dei protagonisti sia fallace. Ancora una volta si trova minacciato da Samurai (Francesco Acquaroli), che sfrutta l'influenza del ragazzo tra le forze dell'ordine per fare ciò che ha sempre fatto: controllare Roma. 
La spasmodica ricerca di cambiamento e affermazione si scontra con una realtà ancora fortemente immobile, nella quale i rapporti si formano e si sfasciano nel giro di pochi giorni e il mantenimento del potere sembra essere sempre minacciato dall'inconsistenza delle alleanze. In uno scenario come questo le ambizioni rimangono sempre le stesse e il ristabilirsi del sodalizio tra Aureliano, Spadino e Lele sancisce un nuovo tentativo di combattere colui che tiene sotto scacco tutte le pedine in gioco: Samurai. 

In questa seconda stagione Suburra si riafferma un ottimo prodotto televisivo, in grado di eguagliare i migliori esempi di serialità internazionale, sebbene il rischio di ripetersi sia sempre dietro l'angolo. Una trama statica e tendenzialmente sempre simile a se stessa espone Suburra al pericolo di apparire come un risultato poco maturo, un pericolo tuttavia scampato. Nonostante alcune forzature nei giochi di potere e nella facilità con cui alcuni personaggi arrivano al successo (ricordiamo i tre mesi bastati a Lele per diventare ispettore), Suburra dimostra di possedere tutte le carte in regola per portare avanti una narrazione convincente e in grado di conquistare gli spettatori. 
La trama funziona, anche in alcune sue esagerazioni, proprio perché la serie presenta un ambiente in cui la corruzione non risparmia nulla. Il marcio si insinua fino al nucleo delle istituzioni e corrode dall'interno Stato, Chiesa e associazioni umanitarie. A rimettere in moto la vicenda sono le novità apportate dai suoi creatori, le sottotrame inserite nel racconto e le figure messe in gioco per donare maggiore complessità al tutto.

Scritto da Samuele

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