Sesso: chi lavora ne fa sempre meno

(Bologna)ore 12:19:00 del 09/07/2019 - Categoria: , Sesso

Sesso: chi lavora ne fa sempre meno
CHI LAVORA NON FA SESSO - Soddisfacente e fantasioso: così è il sesso dei 15,5 milioni di italiani fra i 18 e i 40 anni fotografato del Rapporto Censis-Bayer sui nuovi comportamenti sessuali.

CHI LAVORA NON FA SESSO - Soddisfacente e fantasioso: così è il sesso dei 15,5 milioni di italiani fra i 18 e i 40 anni fotografato del Rapporto Censis-Bayer sui nuovi comportamenti sessuali. A vent’anni dall’ultima indagine (era del 2002), i connazionali dichiarano apertamente di sperimentare una molteplicità di pratiche che affiancano o sostituiscono i rapporti completi. Gli italiani dal sesso vogliono piacere più che amore, e poi passione e complicità.

Cambiamenti epocali: il sesso senza amore 20 anni fa era possibile per il 37,5 per cento delle donne, oggi lo è per il 77,4 per cento; la trasgressione ha fatto irruzione nel quotidiano, anche nelle coppie consolidate; il porno un tempo faceva capolino ed era appannaggio dei maschi, oggi è sdoganatissimo; esaminando rapporti a tre, sadomaso e sesso a pagamento, il 24,6 per cento dei connazionali ne ha praticato almeno uno (contro il 5,5 per cento di venti anni fa), e il 40,5 per cento lo farebbe (7,3 per cento venti anni fa). Infine, aumenta il numero dei partner, esito probabile del dating e del quick sex: il 29,2 per cento ne ha avuti almeno sei, quasi alla pari (il 30 per cento) con i monogami (20 anni fa le percentuali erano rispettivamente il 22 e il 37 per cento).

CHI LAVORA NON FA SESSO - LA PORNOGRAFIA GRATUITA, accessibile, ubiqua è sul banco degli imputati di quasi ogni inchiesta sui problemi sessuali contemporanei. Le accuse: satura l’immaginario, impone modelli irrealistici, rende i corpi degli attori simili a oggetti, porta facilmente all’isolamento, rende difficile sviluppare fantasie proprie. E così via. Eppure la sensazione, conducendo questa inchiesta, è che la pornografia stia cessando di essere una novità per studiosi e addetti ai lavori – due dei portali più trafficati, YouPorn e PornHub, sono nati nel 2006 e nel 2007 – e non sia più considerata una minaccia a una sana sessualità negli adulti. Nel complicato, affascinante saggio Eccitazione – la logica segreta delle fantasie sessuali (appena uscito per Raffaello Cortina, 276 pagine, € 24), lo psicoanalista americano Michael Bader definisce le fantasie «un pronto soccorso psichico per sentimenti di colpa, vergogna, preoccupazione, rifiuto». Nella definizione di “fantasia” include il ricorso alla pornografia: «È un supporto visivo», spiega, «che semplicemente rispecchia le preferenze e le fantasie che abbiamo già. Non le influenza. Semmai le amplifica: una donna che immagini, poniamo, di essere presa da due uomini trova online video che rappresentano la sua fantasia, ma anche la stessa cosa con quattro uomini, con otto, e così via». Modelli irrealistici, però. «Ma la maggior parte delle persone sono abbastanza radicate nella realtà da saperli valutare come tali».

CHI LAVORA NON FA SESSO - È L’USO COMPULSIVO DELLA PORNOGRAFIA, invece, a causare un ritiro dal sesso: per molti uomini, e da poco qualche donna, può diventare una dipendenza. La dipendenza dal porno risolve vicariamente, spiega Bader, sentimenti di solitudine e disconnessione dal partner. Ma diventa anche un freno ad affrontare questi sentimenti in modo positivo: semplificando, se l’uomo che si sente rifiutato dalla compagna pensasse che può parlargliene, anziché isolarsi, si potrebbe forse risolvere il problema. Ma quand’è che si è dipendenti? «Per alcuni ricercatori», prosegue Bader, «lo si diventa quando si passano più di 10 ore a settimana online coinvolti in attività di natura sessuale. Non ci sono limiti chiari, ma questi tentativi di dare definizioni ci fanno capire che la disponibilità del sesso sul web ha creato problemi a molti». L’Associazione italiana di ricerca sulla sessuologia stima che il 10% degli italiani abbia una forma più o meno lieve di dipendenza dal sesso online. Ma fuori da questo disturbo, conclude l’analista, «non esistono studi che mostrino che la pornografia sia in grado di influenzare la sessualità nella vita vera».

Scritto da Carmine

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