Recensione Assassin's Creed Odyssey

(Milano)ore 16:07:00 del 12/09/2018 - Categoria: , Videogames

Recensione Assassin's Creed Odyssey
Il battle system riprende esattamente da quanto visto in Origins ma introduce quest’anno le abilità attive, dei “superpoteri” che è possibile attivare a patto che si disponga delle dovute barre di “adrenalina”, ottenibile colpendo gli avversari e soprattu

 

Antica Grecia, 431 a.c., nel pieno di un periodo storico che coinvolgeva la più grande civiltà dell’epoca prepararsi a una delle guerre più significative mai affrontate, Ubisoft ci porta alla scoperta della propria, personalissima odissea: Sparta e Atene, vendetta e perdono, bene e male, famiglia e potere, Assassin’s Creed Odyssey ci pone di fronte ad una struttura fortemente dualistica, chiedendoci innanzitutto di decidere nei panni di chi affrontare quest’avventura, Alexios o Kassandra. Una scelta che fino ad ora Ubisoft ha sostenuto non avere alcun impatto significativo sulla storia e da quello che abbiamo visto durante la nostra anteprima a Parigi sembra essere proprio così, con le dovute eccezioni. Dialoghi, missioni, storie d’amore e abilità combattive sono identici per entrambi i personaggi, a patto che si facciano le stesse scelte: non più una storia lineare, infatti, ma una serie di archi narrativi in grado di svilupparsi diversamente e intrecciarsi tra loro in base alle proprie azioni e decisioni, nel breve, nel medio e nel lungo termine. 
Se c’è una cosa che distingue Assassin’s Creed Odyssey dal precedente Origins è proprio questa struttura a bivi e nelle oltre sei ore di gioco dell’hands on abbiamo potuto apprezzarla in maniera evidente: le conseguenze riescono a essere coerenti e incidono davvero sul proseguo non solo per i dialoghi ma anche in termini di gameplay. Alcune scelte ci hanno messo davvero in difficoltà e difficilmente la distinzione tra giusto e sbagliato è stata netta, lasciandoci tanti dubbi anche per i possibili sviluppi a lungo termine, come quando abbiamo dovuto decidere tra salvare dal rogo una famiglia malata o lasciarla morire mentre ci supplicava per fermare l’epidemia. Questo e tanti altri piccoli dettagli visti in queste sei ore ci fanno ben sperare: Ubisoft ha sottolineato più volte come i due protagonisti abbiano un loro carattere di base con dei tratti specifici, ma è il giocatore a decidere come farli sviluppare e quale strada percorrere e sembra che il risultato sia ottimo. Ovviamente bisogna attendere la versione finale del gioco e attendere l’impatto a lungo termine di molte scelte, ma quello che abbiamo visto e la conferma di finali multipli sembrano una solida base in grado di regalare un’esperienza inedita per i fan della saga. 

Il battle system riprende esattamente da quanto visto in Origins ma introduce quest’anno le abilità attive, dei “superpoteri” che è possibile attivare a patto che si disponga delle dovute barre di “adrenalina”, ottenibile colpendo gli avversari e soprattutto parando e schivando al momento giusto. Abbandonato lo scudo, queste ultime due azioni assumono ancora più importanza così come la bravura e il tempismo del giocatore: Alexios e Kassandra possono parare gli attacchi standard dei nemici premendo la combinazione dei tasti al momento giusto, guadagnando adrenalina e sbilanciando l’avversario per qualche istante, mentre una schivata all’ultimo secondo, oltre ad essere l’unico modo di difendersi dagli attacchi più potenti, regala anche qualche istante di slow-motion nel quale si può colpire il nemico indifeso. Grazie alle abilità, poi, ci si può curare, attaccare ferocemente o rendere le proprie armi velenose, ma anche imparare a scoccare più frecce contemporaneamente o eseguire assassinii a distanza. Ogni livello fa guadagnare un punto e quasi tutte le abilità possiedono tre livelli di potenziamento, ma se ne possono equipaggiare solo quattro alla volta quindi è giusto anche capire che stile di combattimento si vuole adottare o che avversario bisogna affrontare. Anche questa comunque ci è sembrata una novità ben sviluppata ed equilibrata, senza esserci ritrovati a utilizzare la solita mossa perché troppo efficace. 

Al nuovo e interessantissimo sistema di dialogo si accoppia molto bene quello che mi è sembrato uno dei miglioramenti meno appariscenti, ma forse più importanti, che Odyssey potrebbe apportare a quanto visto in Origins. Mi riferisco alla credibilità dei personaggi secondari, che nel precedente episodio lasciava spesso a desiderare, mentre in questo mi sembra molto migliorata. Animazioni migliori e dialoghi migliori sembrano caratterizzare anche le quest meno importanti, e ciò è assolutamente un bene. Dico “potrebbe” e “sembrano” perché, ovviamente, questo è un potenziale miglioramento che mi riservo di giudicare dopo aver provato il gioco per intero. Per quanto ne so, Ubisoft potrebbe aver concentrato le migliori chiacchierate con gli NPC solo nelle fasi iniziali del gioco. Per ora l’impressione è positiva.

Ho trovato più piacevole anche l’inizio dell’avventura, che in Origins per me era stato un po’ deboluccio (poi il gioco si esprimeva molto meglio nelle fasi successive). In Odyssey il ritmo con cui si vive la classica fase di ambientamento e di apprendimento è più gradevole, a mio avviso. In generale, devo dire che la produzione mi sembra più rifinita. Come è sempre lecito aspettarsi da un seguito diretto, insomma. E quando dico “seguito diretto” intendo in senso tecnico e ludico, chiaramente, perché la trama presenterà ovviamente una storia a sé, tra l’altro precedente, a livello temporale, anche se naturalmente inserita sempre nella macrotrama dei viaggi nell’Animus (di cui, al momento, non è consentito rivelare nulla).

 

Scritto da Gerardo

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