Recensione anteprima Firewall Zero Hour

(Cagliari)ore 17:48:00 del 28/09/2018 - Categoria: , Videogames

Recensione anteprima Firewall Zero Hour
Sebbene questo possa essere visto come un limite, l’esperienza dei Contratti è talmente solida da giustificare la scelta del team di sviluppo.

 

Firewall Zero Hour, sviluppato da First Contact Entertainment, è lo sparatutto in realtà virtuale che stavamo aspettando. Preciso, adrenalinico, rifinito e solido come una roccia. Non solo propone un gameplay ben strutturato e divertente, ma getta anche tutte le basi per essere il primo titolo VR davvero competitivo in tutto il genere.

A tutto questo aggiungiamo una predisposizione chiarissima verso un potenziale eSport e un comparto tecnico che non delude. Se avete un visore e apprezzate il genere, Firewall Zero Hour non potrà mancare alla vostra collezione. Nel caso in cui ancora non siate muniti di PSVR, questa potrebbe essere l’occasione giusta per rimediare.

Solo una modalità di gioco

Il gioco ruota attorno ad una sola effettiva modalità di gioco chiamata “Contratti”, la quale consiste in un match a squadre 4 contro 4. Firewall ci presenta anche due altre modalità Allenamento dove potremo affrontare bot a ondate, da soli o in compagnia di altri giocatori. Queste, però, oltre a non essere centrali nella progressione del gioco, non rendono assolutamente giustizia al titolo di First Contact.

La vera esperienza di gioco la troviamo nella modalità “Contratti”, tra strategie e riflessi fulminei. Sebbene questo possa essere visto come un limite, l’esperienza dei Contratti è talmente solida da giustificare la scelta del team di sviluppo. Nulla, infatti, vieta loro di rilasciare nuove modalità di gioco altrettanto rifinite con il passare dei mesi.

Meglio poche ma buone, soprattutto quando si parla di realtà virtuale, dove l’esperienza finale dell’utente è sempre un grandissimo punto interrogativo in fase progettuale.

Qui non stai controllando un personaggio: sei tu il personaggio, colui il quale dovrà vedersela con i nemici faccia a faccia. Sei tu che decidi quanti millimetri sporgerti da quel muretto, di quanto abbassarti per raggiungere con sicurezza un compagno ferito sotto al fuoco nemico (c'è anche un pulsante per abbassarsi automaticamente, ma non dà la stessa sensazione di controllo e ci siamo accorti della sua esistenza solamente ore dopo la prima partita). Sono tuoi i sensi che dovrai mettere in funzione per percepire e anticipare gli eventuali pericoli, come tuoi sono i riflessi che ti permetteranno di alzare il fucile e premere il grilletto prima dell'avversario, salvandoti la vita.

In multiplayer, come abbiamo già visto in passato, la realtà virtuale funziona estremamente bene. Forse perché ci si guarda davvero negli occhi, ma questa tecnologia abbatte parte del muro che divide normalmente i giocatori nei classici videogame, spingendo i partecipanti a un rapporto più... reale, molto meno velenoso. Di conseguenza, la VR esalta anche ogni forma di collaborazione. La maggior parte degli utenti che abbiamo incontrato giocando ore ed ore a Firewall Zero Hour è sempre stata ben disposta: ci si ragiona tutti insieme, ci si copre le spalle a vicenda, e il più delle volte si ride delle vittorie come delle sconfitte.

Si incontrano anche tantissimi appassionati di Rainbow Six Siege, del resto Firewall lo ricorda da molto vicino, ma i nostri preferiti sono gli increduli: quelli che non si capacitano dell'esperienza appena vissuta. Effettivamente, e ci è capitato più volte in passato con la VR, con Firewall Zero Hoursiamo tornati a sfilarci il visore pensando "ma davvero io ho questa roba così fuori di testa qui in casa?". Avere giochi come Firewall a portata di mano è uno shock che si rinnova più e più volte. Gli sviluppatori di Firewall Zero Hour hanno fatto diversi miracoli, ma anche qualche strafalcione. Il difetto più marcato di questo gioco è la mancanza di una funzione essenziale come la migrazione dell'host: è necessario quindi cercarsi una nuova stanza ogni volga che il creatore della precedente deciderà di andare offline. Ci sono poi un po' di cose da perfezionare, come la lunghezza dei match e il numero de round che al momento è fermo a uno, ma molte di queste scelte sono secondo noi dettata dalla paura di dividere una community in un primo momento minuscola, quindi alcuni approcci potrebbero tranquillamente cambiare strada facendo. Firewall Zero Hour offre anche una più che discreta quantità di personalizzazione, c'è però qualche problema nell'economia di gioco, visto che è possibile sbloccare lo slot custom molto prima di avere i crediti (guadagnabili solo nel gioco) necessari per riempirlo di armi e gadget.

La tipologia di gioco scelta e il numero di giocatori supportato sono chiaramente il frutto di un attento bilanciamento, che ha coinvolto anche la tecnica. Estremamente pulita e dettagliata, la grafica di Firewall Zero Hour è senza dubbio una delle migliori viste su PlayStation VR. Le armi (che non hanno nomi veri ma sono facilmente riconoscibili nella forma e nelle caratteristiche) hanno poi il loro "peso", inoltre non compenetrano negli oggetti e vanno manovrate anche per evitare che sbattano sulle superfici circostanti. Un dettaglio che sembra da poco ma che che potrebbe influenzare anche la tipologia di add-on scelti durante i match.

 

Scritto da Gerardo

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