Puo' il tuo datore di lavoro OBBLIGARTI a lavorare di domenica?

(Genova)ore 20:35:00 del 30/10/2017 - Categoria: , Lavoro

Puo' il tuo datore di lavoro OBBLIGARTI a lavorare di domenica?
Il lavoro domenicale è una materia assai complessa, poiché è disciplinata dalla legge solo in via tendenziale: quel che la normativa stabilisce inderogabilmente, è la durata del riposo settimanale, di 24 ore consecutive ogni 7 giorni

Oggi siamo tutti un po' indietro con il pagamento di bollette, affitti, mutui e tocca lavorare anche di domenica, ma è giusto? A lavoro 7 giorni su 7, 362 giorni all'anno escludendo Natale, Capodanno e Pasqua per chi ha la fortuna di non lavorare. Pensare sempre al lavoro e non avere piú tempo libero, è questo ció che l'attuale società impone. Ma è realmente giusto?

Lo sanno benissimo i dipendenti dell'outlet di Serravalle, chiamati a lavorare anche il giorno di Pasqua creando disappunti nel mondo dei sindacati, i quali hanno proclamato una giornata di sciopero. Lavorare di domenica non solo stanca, rovina le famiglie e rende i lavoratori più tristi, è quanto dichiarato dal parlamentare #Di Maio, in un messaggio sui social, secondo il quale gli incassi dei negozi non aumentano ma peggiora solo la qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie.

Prima di Di Maio, fu #Papa Francesco a criticare la scelta di lavorare di domenica, riscuotendo enorme successo. La questione è complessa perché da un lato c'è la qualità della vita dei commercianti ma dall'altra parte c'è la qualità della vita dei consumatori. Quante volte abbiamo detto o sentito dire la frase: "preferisco fare la spesa con calma il sabato o la domenica"?

La legge stabilisce altresì che, di norma, il riposo settimanale debba coincidere con la domenica: si tratta, tuttavia, per questo aspetto, di una normativa d’indirizzo, specificata, nel dettaglio, dalla contrattazione collettiva. I contratti collettivi nazionali (CCNL) contengono, peraltro, per la maggior parte dei casi, la sola disciplina-quadro, mentre la regolamentazione dettagliata è demandata ai contratti di secondo livello, ovvero territoriali, ed ai contratti collettivi aziendali.

Dunque, le regole cambiano non solo da settore a settore (terziario, industria, agricoltura…), ma anche a seconda del territorio o dell’impresa di appartenenza.

In linea generale, a prescindere dalle specifiche, possiamo dire che, perché il datore di lavoro possa realmente esigere la prestazione lavorativa di domenica (o in un giorno festivo), devono esistere le seguenti condizioni:

– l’attività esercitata dev’essere di pubblica utilità, nel senso che dev’essere finalizzata ad un prodotto o un servizio utile al pubblico;

– devono sussistere, per l’impresa, esigenze tecniche ed organizzative motivate;

– la data in cui il lavoratore deve effettuare la prestazione festiva deve essere comunicata con un congruo preavviso;

– deve comunque sussistere il consenso, anche tacito, da parte del lavoratore.

Su quest’ultima condizione, però, sono sorte numerose discussioni interpretative: secondo alcune teorie, il consenso presuppone l’esistenza di un accordo individuale, caso per caso, anche verbale, tra dipendente ed azienda; secondo l’indirizzo prevalente, invece, perché vi sia consenso, è sufficiente l’esistenza di un accordo collettivo, nazionale, territoriale ed aziendale.

Il Contratto Collettivo Commercio e Terziario parrebbe propendere per quest’ultima interpretazione, poiché è chiaramente indicato che il datore ha la facoltà di richiedere la prestazione lavorativa di domenica, anche quando il dipendente goda, per contratto, del riposo settimanale in tale giornata.

Tuttavia, esistono delle categorie di soggetti che possono legittimamente rifiutarsi di lavorare nelle domeniche o nei festivi, e precisamente:

– i genitori di minori al di sotto dei 3 anni;

– i dipendenti che assistono portatori di handicap, se conviventi;

– i lavoratori che assistono persone non autosufficienti, titolari di assegno di accompagnamento, qualora conviventi;

– i dipendenti portatori di handicap grave secondo la Legge 104 [2];

– altre categorie di lavoratori, secondo quanto stabilito dal secondo livello di contrattazione.

Nel caso della lettrice, dunque, alla quale si applica il CCNL Commercio e Terziario, sarà possibile opporre un legittimo rifiuto al datore, in quanto madre di un bambino al di sotto dei 3 anni.

Ricordiamo, infine, che il lavoro domenicale prevede, di regola, delle maggiorazioni, che variano a seconda del contratto collettivo applicato, e delle integrazioni di secondo livello maggiormente favorevoli al dipendente.

Scritto da Gregorio

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