Pillars of Eternity 2, provato

(Messina)ore 08:39:00 del 13/05/2018 - Categoria: , Videogames

Pillars of Eternity 2, provato
Anche il nostro eroe, insieme ad altre centinaia di persone, è rimasto coinvolto nel caos distruttivo della divinità, la cui immensa aura ha risucchiato lo spirito di chiunque si trovasse nell'area, lasciando sul posto solamente un guscio ormai vuoto fatt

Da grandi appassionati di giochi di ruolo, nostalgici di quell'Infinity Engine che ha dato i natali ad una pietra miliare del genere quale Baldur's Gate, attendevamo Pillars of Eternity 2 come nel deserto si attende la pioggia.

Sono in molti gli adepti che, come noi, hanno desiderato l'arrivo di questo sequel: un moto d'amore che ha raggiunto il suo apice su Fig.co il 25 febbraio dello scorso anno, quando la campagna crowdfunding di Deadfire ha superato in un batter d'occhio il milione e mezzo di dollari richiesto inizialmente da Obsidian, chiudendo a oltre 4 milioni. Un risultato straordinario, che ha fatto progressivamente addensare intorno al titolo delle aspettative davvero ingombranti. Oggi, dopo averlo spolpato per decine e decine di ore, possiamo finalmente svelarvi, con la nostra recensione, se quelle speranze sono state ben riposte.

Un viaggio frammentato

Prima di esprimervi un giudizio sulla componente narrativa, ci teniamo a farvi una premessa: Pillars of Eternity II è un sequel diretto del primo capitolo. Sebbene infatti siano passati diversi anni dalla sconfitta di Thaos, anche in questa seconda avventura ci ritroviamo a vestire i panni del nostro, caro Osservatore, che nel frattempo si è ritirato presso la sua fortezza, Caed Nua, alla ricerca di un po' di tranquillità.

Niente più anime defunte da consolare o memorie tragiche da rivivere, insomma: solo un lungo, meritato riposo ristorativo. O almeno fino a quando una terribile sciagura non si abbatte su Eora. Proprio sotto la roccaforte del protagonista una misteriosa e terrificante presenza si è destata con fragore: Eothas, il dio della luce e della rinascita, che si è impadronito dell'enorme statua di Adra sepolta nelle sue labirintiche fondamenta (chi ha affrontato la discesa di Caed Nua se la ricorderà di certo) e si è fatto largo fino alla superficie distruggendo ogni cosa.

Anche il nostro eroe, insieme ad altre centinaia di persone, è rimasto coinvolto nel caos distruttivo della divinità, la cui immensa aura ha risucchiato lo spirito di chiunque si trovasse nell'area, lasciando sul posto solamente un guscio ormai vuoto fatto di cenere e polvere. È così che ci ritroviamo d'improvviso nel Mondo di Mezzo, luogo in cui vagano le anime nell'attesa di raggiungere la Ruota e reincarnarsi in un nuovo corpo. Noi, tuttavia, non siamo spiriti come gli altri: siamo i leggendari Osservatori di Caed Nua, coloro che hanno risolto la crisi di Thaos e fronteggiato persino gli dèi. Ecco perché è proprio Berath, il dio della morte, ad accoglierci, mettendoci immediatamente di fronte a una classica offerta "che non si può rifiutare": diventare l'araldo delle divinità, tornando su Eora per scoprire le intenzioni di Eothas e porre fine ai suoi piani. Quali siano le mire del dio della luce, non ci è dato saperlo: tutto ciò che possiamo fare è rimpossessarci del nostro corpo e, dopo aver riabbracciato alcuni volti familiari (come quello del guerriero Eder), metterci immediatamente all'inseguimento del nemico, attraverso le innumerevoli isole che costellano l'arcipelago di gioco, molte delle quali ancora del tutto inesplorate.

La novità principale di Deadfire, rispetto al primo Pillars of Eternity, è rappresentata dalla mappa di gioco liberamente esplorabile via terra e via mare, con gli scambi tra i due ambienti che avvengono tramite porti. In realtà non si tratta di un esperimento vero e proprio per Obsidian, che aveva fatto già qualcosa di simile con Storm of Zehir, la seconda espansione di Neverwinter Nights 2, con cui Deadfire ha in comune anche alcuni nomi del team dei designer, in particolare Josh Sawyer e Bobby Null. Ovviamente molti dei limiti di allora sono venuti meno e adesso il sistema ha un respiro decisamente più ampio, oltre a offrire molte più cose da fare, ma è innegabile che il punto di partenza sia identico, con il giocatore che deve esplorare la mappa cercando degli hotspot con cui interagire, siano essi rovine di antichi manieri, navi naufragate o grotte tenebrose, per attivare i relativi eventi che possono condurre a diverse situazioni.

La nuova mappa consente un'esplorazione più libera del mondo di gioco

Ad esempio, ci sono moltissime sequenze che si vivono come se ci si trovasse in un gioco di ruolo cartaceo, con l'utente che sceglie l'azione da compiere tramite un sistema a scelta multipla, decidendo anche alla bisogna quale personaggio debba eseguirla. In altri casi ci viene chiesto semplicemente di investire del tempo per cercare risorse, mentre in altri ancora si devono affrontare degli incontri con personaggi che possono essere amichevoli od ostili a seconda di una moltitudine di fattori che non stiamo a elencare tutti per non esaurire lo spazio a disposizione. Tanto per fare un esempio, alcuni incontri sono diversi a seconda di come ci si è comportati nel primo Pillars of Eternity (sempre che si siano conservati i salvataggi), mentre altri possono essere influenzati da atteggiamenti tenuti nel corso di alcune missioni, primarie o secondarie. Scontato che nelle aree terrestri ci siano anche delle normali zone esplorabili con il party, che solitamente riservano delle avventure uniche, a volte addirittura slegate da quest o da altre trame secondarie. I più avventurosi, coloro cioè che si dedicheranno all'esplorazione più che a seguire le rotte consigliate, potrebbero risolvere alcune quest ancor prima di ottenerle. Il che aumenta moltissimo la soddisfazione della scoperta.

Le battaglie navali

Agli eventi squisitamente terrestri vanno aggiunti quelli marini, in particolare i combattimenti tra imbarcazioni, un'altra delle novità introdotte in Deadfire. Per iniziare una battaglia navale occorre aggredire o essere aggrediti da un'altro veliero: non si tratta di eventi che si svolgono in tempo reale, ma di minigiochi in cui a turno i capitani decidono le mosse da compiere, come ad esempio virare per posizionare la nave nemica a tiro dei cannoni o tentare di speronarla, per poi magari abbordarla e far affrontare le due ciurme in combattimento (nelle normali modalità del resto dell'avventura, in questo caso). Non esiste una strategia univoca per vincere una battaglia navale, perché molto dipende da come si è scelto di sviluppare il vascello.

Scritto da Luca

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