Need For Speed Payback, cosa conoscere

(Genova)ore 12:28:00 del 09/11/2017 - Categoria: , Videogames

Need For Speed Payback, cosa conoscere
Quest'ultime non sono proprio invasive, ma è inutile negare che la loro presenza, oltre a infastidire i giocatori, determina alcune lungaggini che avrebbero potuto essere evitate.

Si tende a considerare il terzo capitolo come quello della maturità, in cui le basi messe a punto all'esordio e poi confermate nel secondo episodiotrovano un ulteriore sviluppo, consolidando il progetto con un'esperienza completa e virtualmente priva di svarioni. È questo che Need for Speed Payback rappresenta per Ghost Games? Lo studio svedese, di proprietà di Electronic Arts, ha preso le redini del franchise succedendo a Criterion e fornito una propria interpretazione delle atmosfere e degli elementi che da sempre lo caratterizzano, nella fattispecie le corse clandestine, l'attenzione smodata per il tuning, il tema di considerarsi eroi della strada che fa tanto "anti-sistema" e che in questo nuovo capitolo viene sviscerato in maniera tutto sommato coerente.

La trama alla base del gioco vede infatti una banda composta da tre talentuosi piloti (Tyler "Ty" Morgan, Sean "Mac" McAlister e Jessica "Jess" Miller) che si danno alla macchia, mettendo a segno qualche colpo qua e là. La loro ultima impresa, rubare la fuoriserie di uno degli uomini più ricchi di Fortune Valley (una versione fittizia di Las Vegas), viene però compromessa dal tradimento di una collaboratrice, Lina Navarro (interpretata nel gioco dall'inconfondibile Dominique Tipper, la Naomi della serie televisiva "The Expanse"), che si scopre essere al soldo della Loggia, una potente organizzazione che fa soldi anche e soprattutto truccando le corse clandestine che si svolgono nella zona. Inseguito dalla polizia, Tyler non ha alternative: stringe un patto con l'uomo che voleva derubare ed entrambi si impegnano a vendicarsi nei confronti della Loggia. Per riuscire nell'impresa, però, bisognerà riunire la banda..

In & Out

La progressione di gioco, dopo la prima fase piuttosto agevole, risulta essere un po' più lenta, complice una difficoltà un po' artificiosa e la brutta ombra delle microtransazioni sempre presenti (per chi vuole bruciare le tappe e non solo). Quest'ultime non sono proprio invasive, ma è inutile negare che la loro presenza, oltre a infastidire i giocatori, determina alcune lungaggini che avrebbero potuto essere evitate. Ci riferiamo in particolar modo al bisogno di avere sempre una buona liquidità di denaro per acquistare nuove vetture e i potenziamenti per poter salire di livello e rendere dunque le gare più abbordabili: capiterà infatti di dover scegliere tra l'una o l'altra cosa, poiché per poter rendere il proprio bolide competitivo, bisogna avere a disposizione le Speed Cards, ossia delle carte associate alle parti più performanti che migliorano le prestazioni. Queste carte si acquisiscono vincendo le gare, ma anche spendendo tre gettoni alla volta per poter fare un tiro di slot machine e sperare che la sorte vi doni una parte utile da montare, altrimenti potrete venderla o scambiarla per un gettone. Uno soltanto. 

Si capisce dunque dove sia l'inghippo con l'introduzione di questa pratica tanto vituperata dagli utenti, ma ad onor del vero non ci siamo mai sentiti davvero obbligati a spendere denaro reale per poter accelerare il processo di crescita. Tuttavia è obbligatorio darsi al grinding e ripetere più di una volta qualche gara per aumentare le finanze e accorciare la distanza tra voi e i piloti rivali, ma anche in questo caso non potrete essere certi di avere un enorme vantaggio, poiché si nota un certo "effetto elastico" dell'IA, che tende idealmente ad accorciare la distanza tra il livello della gara e il vostro. Motivo per cui, talvolta, incapperete in sorpassi portentosi nonostante l'ottima condotta di guida.

Nonostante ciò, e questo ci teniamo davvero a chiarificarlo, Ghost Games è stata attenta a mantenere un giusto equilibrio e una soglia di tolleranza che non fa pesare troppo né la presenza delle microtransazioni, né l'aggressività ingiustificata dell'intelligenza artificiale. Resta però la macchia di una scelta di marketing davvero evitabile nei confronti degli utenti.

Vita da zalli

Lo stile di guida dichiaratamente arcade risulta essere semplice e soddisfacente, col sistema di derapate molto divertente e il comportamento delle vetture che varia a seconda della categoria e decisamente meno a seconda dei terreni in cui si corre. D'altra parte Need for Speed: Payback non aspira a niente di più dell'immediatezza e della sensazione di velocità, ben trasmessa e senza dare mai la sgradevole sensazione che le auto più potenti siano incontrollabili. 

Ma Need for Speed è anche sinonimo di grande personalizzazione, di tuning e del pimping più estremo e sregolato. In questo capitolo Ghost Games ha spinto molto su questo aspetto, dando la possibilità agli utenti di potersi sbizzarrire come preferiscono e di modificare pressoché tutte le parti del veicolo, rendendolo unico, esagerato e arrogante. Se volete essere i più pacchiani di Fortune Valley o farvi riconoscere durante le scorribande online, avrete insomma l'imbarazzo della scelta.

Tecnicamente il Frostbite Engine dà una certa solidità generale e le prestazioni in termini di frame rate non hanno mai dei cali, tuttavia sono frequenti i fenomeni di pop-in e pop-up, e durante la nostra prova siamo anche incappati in qualche brutto bug che ci ha costretto a ricominciare un paio di missioni. Più in generale, è sconsigliato andare un po' troppo oltre le aree di gioco più battute, poiché potrebbe capitare di rimanere incagliati tra le rocce.

Buona invece la resa artistica della città, con macro aree ben diversificate e la possibilità di percorrere le strade di montagna di Mount Providence, zone semidertiche o ammirare il tramonto da Silver Canyon.

Scritto da Carmine

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