NADIA TOFFA PAGATA PER MENTIRE?

(Bologna)ore 10:43:00 del 01/04/2017 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Editoria

NADIA TOFFA PAGATA PER MENTIRE?
SERVENDOSI DI NADIA TOFFA, LA NUOVA PALADINA DELLA GIUSTIZIA MADE IN ITALY, “LE IENE” PORTA AVANTI CON DEVOZIONE LA CAMPAGNA PRO LGBT, APPRODATA ORMAI IN OGNI TRASMISSIONE ITALIANA CHE SI RISPETTI.

SERVENDOSI DI NADIA TOFFA, LA NUOVA PALADINA DELLA GIUSTIZIA MADE IN ITALY, “LE IENE” PORTA AVANTI CON DEVOZIONE LA CAMPAGNA PRO LGBT, APPRODATA ORMAI IN OGNI TRASMISSIONE ITALIANA CHE SI RISPETTI. La reporter in questione è molto amata dagli italiani, in particolar modo dopo la raccolta fondi in favore dei bambini di Taranto che ha commosso tutta l’Italia racimolando più di trecentomila euro. Quale mezzo migliore di lei potevano quindi utilizzare i piani alti di Mediaset per portare avanti una propaganda subdola come quella della scorsa domenica? Tutto studiato dai maestri dell’audience e della manipolazione di massa, consci del fatto che il politically correct è fondamentale per attirare una larga fetta di pubblico e conquistarne la fiducia. In una delle scorse puntante, Nadia Toffa aveva già messo in mostra il suo modo di pensare “arcobaleno” ridendo con gusto al gestaccio fatto dai comunistelli milionari J-Ax e Fedez, il primo dei due famoso per la spudorata propaganda a favore della liberalizzazione dell’erba, nei confronti del Family Day, ovvero di quella massa di fascisti retrogradi a sostegno della famiglia tradizionale.

Quello de “Le Iene”, al contrario di quanto i suoi fedeli spettatori pensino, non è giornalismo, bensì puro sensazionalismo. Il trucco è sempre il medesimo: parlare di argomenti di forte impatto montando i servizi con musiche ad effetto o finte testimonianze. Così facendo, le emozioni vengono manipolate e portate all’estremo e i teleutenti rimangono inevitabilmente affezionati alla trasmissione, inserendola magari nella lista dei programmi preferiti. Ne è un esempio lampante il servizio andato in onda Domenica 26 Marzo su Italia 1, intitolato “Madri surrogate: contro natura o progresso?”, in cui Nadia Toffa ha eseguito tutto ciò alla perfezione, soddisfando l’élite del politically correct bramosa di consenso popolare.

Un servizio di parte e montato ad arte per manipolare le opinioni della massa ignara su un argomento delicato come quello dell’utero in affitto, furbescamente definito dalla reporter “maternità surrogata” per alleggerire la gravità della pratica in questione e renderla più digeribile al pubblico. Non potevano ovviamente mancare le interviste alle coppie etero che, impossibilitate ad avere figli per problemi legati alla sterilità, avevano ben pensato di acquistarne uno. “Poverini! Hanno tanto desiderato un figlio, provandoci in tutti i modi, e ora la scienza gli permette finalmente di realizzare il loro sogno”, avrà pensato il telespettatore medio plasmando il suo giudizio in base a una testimonianza che ha valore quanto una goccia in un oceano. Ciò che nel “servizio” non vi è stato detto va oltre i capricci di tante coppie formate da persone dello stesso sesso, che si arrogano il diritto di avere un figlio perché, a detta loro, “se c’è amore, c’è famiglia”.

La logica dietro all’utero in affitto sfugge a molti, tant’è che ci si chiede il motivo per cui venga messa in pratica, visti il costo proibitivo (sarà mica un capriccio della nuova borghesia?) e la sofferenza emotiva e psicologica che molte “donne-forno” provano dopo essersi distaccate dal loro bambino per consegnarlo agli acquirenti. Già, perché del legame inscindibile che si viene a creare tra madre e feto durante la gestazione Nadia Toffa non ve ne ha parlato, non le conveniva mica. Altrimenti che propaganda sarebbe? Altrimenti cosa avrebbero pensato J-Ax e Fedez, fedeli seguaci della trasmissione? Lei ha intervistato solo le “utero affittanti”, infischiandosene della numerosa e scomoda controparte, composta anche (incredibile ma vero) da omosessuali. Come può quindi un giornalista definirsi tale se trascura quell’elemento imprescindibile che è la neutralità? Chiedetelo a “Le Iene”, loro sicuramente sapranno rispondervi in maniera ragionevole.

O alla psicologa Giuliana Barbieri, che nel servizio ha affermato che l’utero in affitto non riesce a essere digerito dalla nostra cultura perché è una cosa nuova, e “c’è sempre vischiosità ad approdare al nuovo”. Oppure, dopo aver criticato il bigottismo delle persone che considerano “più normale un figlio nato da un rapporto occasionale in discoteca rispetto a uno concepito dalla scienza”, dice: “io non ho alcuna garanzia che i genitori che hanno fatto un figlio loro saranno bravissimi genitori per il semplice fatto che il bambino è nato da loro”. Beh, ovvio. Quindi, visto che molte famiglie “tradizionali” non sono particolarmente felici, è giusto fabbricarsi un bambino grazie a una donna che ha il ruolo di “forno naturale” e darlo a due borghesucci capricciosi. Loro sì che saranno genitori migliori di quelli “tipici”. Il ragionamento non fa una piega. Della serie: “l’albero è marcio, disboschiamo l’intera foresta”.

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Scritto da Luca

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