Max The Curse Of Brotherhood, cosa sapere

(Roma)ore 16:31:00 del 10/11/2017 - Categoria: , Videogames

Max The Curse Of Brotherhood, cosa sapere
Sulle prime Max: The Curse of Brotherhoodsembra una versione colorata e super-deformed dell’apprezzatissimo Limbo.

Max non è un bambino cattivo. Ha una fervida immaginazione e come tutti i maschietti della sua età è un po’ vivace. Adora le navicelle spaziali ed è affezionato a tutti i suoi giocattoli. Come molti suoi compagni di scuola tuttavia, ha un grande e irrisolvibile problema: un fratello minore che non perde occasione per mettere a soqquadro la sua adorata cameretta. Quanto sarebbe più felice la sua vita, senza ritrovarselo costantemente tra i piedi?
Internet è un’inestimabile fonte di rimedi alla portata di tutti. Un paio di click è la soluzione è trovata: basta recitare una semplice filastrocca per far sparire per sempre l’impiastro dalla propria vita. 
Eppure un po’ di sincero e innato affetto, Max, lo prova per suo fratello: non appena un portale dimensionale evocato dall'improbabile incantesimo si apre e aspira il piccoletto, si rende conto dell’errore compiuto e non ci pensa due volte a gettarsi a capofitto all’inseguimento.
Premesse semplicissime per un’avventura che ha già dimostrato di che (buona) pasta sia fatta su Xbox One, dove ha esordito qualche mese fa. Ora, nonostante le lungaggini di una conversione che ha portato via davvero troppo tempo al team, potrete apprezzare l’ottimo platform realizzato dalla danese Press Playanche sulla vecchia Xbox 360.

Sulle prime Max: The Curse of Brotherhoodsembra una versione colorata e super-deformed dell’apprezzatissimo Limbo. Lo slancio con cui il protagonista affronta i primi burroni -non senza lasciarsi andare un urlo di puro terrore- è direttamente proporzionale al rischio di rompersi l'osso del collo per ogni minimo errore di calcolo. Sebbene baratti un ritmo decisamente più infervorato con una minor complessità di risoluzione degli ostacoli rispetto alla creatura di Playdead, il feeling è simile: bisogna far scattare la trappola, prima di capire come aggirarla.
Tuttavia, tra massi rotanti e inseguimenti che metteranno a dura prova i polmoni di Max, il termine di paragone resiste relativamente poco. Passata la prima mezz’ora di rodaggio, il platform 2D mette in risalto la sua componente puzzle, quando entrerete in possesso di un pennarello magico che vi permetterà di interagire con lo scenario. Raggiungere una piattaforma rialzata diventa una bazzecola se si crea un pilastro che si erge dal suolo. Grazie a una liana si può tranquillamente superare un precipizio. Un gayser d’acqua è l’ideale per farsi catapultare oltre una parete. La cadenza con cui gli enigmi vengono introdotti segue di pari passo le trasformazioni con cui il “matitone” acquisisce ulteriori poteri e ottiene il controllo di nuovo elemento naturale. Dopo il deserto a base di polvere e terra, c’è la foresta piena di rami e radici, l’immancabile scenario dominato da lava e lingue di fuoco e così via. 

Premendo uno dei grilletti dorsali il "matitone" esce allo scoperto, e con lo stick analogico possiamo muoverlo liberamente. E' possibile così disegnare e far comparire vari elementi dello scenario, per superare diversi tipi di ostacoli. In verità i poteri di Max sono inizialmente poco sviluppati: l'unica cosa che si può fare, sostanzialmente, è quella di materializzare colonne di terra che fungono da piattaforme e trampolini. Anche in queste prime fasi, per fortuna, The Curse of Brotherhood mette in evidenza un level design brillante e vivace, con puzzle ambientali originali e in grado di mettere in difficoltà persino il giocatore più scafato.

Proseguendo nell'avventura il pennarello acquisisce nuovi poteri: nella foresta, ad esempio, Max "impara" a disegnare rami e liane. Ed è proprio qui che il titolo comincia ad ingranare, grazie ad una progressione che riesce sempre a sorprendere, combinando in modi sempre nuovi le speciali capacità del "Magic Marker" che aveva dato il titolo alla prima avventura del ragazzino.
Ovviamente ci sono dei punti specifici in cui il pennarello funziona: germogli che possono essere trasformati in rami, ganci da cui è possibile far penzolare una liana. L'operazione creativa non è dunque libera, e tuttavia gli espedienti adottati dal team di sviluppo sono arditi, efficaci e ottimamente ponderati.
Dal momento che l'evidenziatore di Max ha sempre una limitata dose d'inchiostro, i tratti devono essere precisi.
La progressione, nei sette capitoli che compongono l'avventura, è sempre in crescendo, e torna ad esplodere ogni volta che scopriamo un nuovo potere: quello dell'acqua ci permette di creare dei geyser che ci sparano su e giù per lo stage, mentre con quello del fuoco possiamo sparare dei proiettili incandescenti, in quella che è senza ombra di dubbio la parte più movimentata di tutto il gioco.
Molto ben studiati anche i ritmi dell'avanzamento, che alternano con successo i momenti più cervellotici a fasi platform tutto sommato ben caratterizzate.
È proprio in questi momenti che si manifestano però un po' di problemi, legati a dinamiche di salto non sempre precisissime e ad una tendenza al "trial and error" (alcune sequenze, fra cui lo scontro con il boss finale, sono un po' frustranti). Per fortuna qui la progressione non si fa mai pesante: resta, anzi, piena di stimoli, concentratissima nelle sei ore di gioco necessarie per terminare l'avventura.

Scritto da Gregorio

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