La Scuola non educa...INCULCA!

(Bologna)ore 19:18:00 del 01/12/2017 - Categoria: , Denunce, Editoria, Sociale

La Scuola non educa...INCULCA!
La scuola così come è, non serve a nulla. Anzi ci sta rendendo sempre più poveri ed ignoranti.

LA SCUOLA DI STATO NON EDUCA ED INOLTRE LIMITA LE PARITARIE
Leone XIII, nel 1879, davanti al dilagare della religione positivista nelle scuole italiane, scrisse l'enciclica Aeterni Patris, con la quale rilanciava la filosofia di San Tommaso. Egli aveva percepito la gravità del problema. Aveva capito che la scuola di Stato non era neutra ma governata da un assoluto naturalista e razionalista sostanzialmente anticristiano e che, se non contrastata, avrebbe distrutto l'educazione stessa. Oggi, molti si chiedono se la scuola statale educhi ancora. Molti rispondono di no e questo senza nulla togliere alla grande e solerte dedizione di molti insegnanti.
Molti si chiedono anche se il sistema della scuola paritaria sia sufficiente a ridare alla Chiesa degli spazi veri di azione educativa nella scuola. Un sistema pubblico integrato, come avviene nella scuola italiana a parte l'aspetto della parità economica che non viene garantito, sembrerebbe idoneo a quello scopo. C'è però da dire che la scuola cattolica paritaria viene inserita in un contesto che ne limita di molto la libertà. La programmazione delle abilità, i criteri di valutazione, i sistemi di valutazione, la tipologia delle prove sono elementi che la scuola di Stato impone alle scuole paritarie. Essi non sono mai neutri, ma funzionali ad un modello di educazione. Le circolari, gli orientamenti, le indicazioni per il recupero delle difficoltà, la normativa per le attività complementari o di sostegno sono emesse dallo Stato e vengono recepire dalle scuole paritarie cattoliche con scarsissima creatività. Molto spesso, a parte casi di forte identità nelle convinzioni degli operatori, nelle scuole paritarie si insegna nello stesso modo delle scuole statali, solo, magari, con la messa all'inizio e alla fine dell'anno scolastico.

LA DRAMMATICA SITUAZIONE DI OGGI

Oggi, però, lo Stato non è da meno. Anche oggi, in un clima di apparente pluralismo culturale ed educativo, nella scuola statale si insegna una nuova religione che, nel caso migliore, è la religione del relativismo e nel caso peggiore è quella del neo-catarismo. La penetrazione della ideologia del gender e dell'omosessualismo nella scuola pubblica è una penetrazione organizzata e sistematica che, in progressione, non lascerà nessuno spazio di libertà. Ma anche lasciando da parte queste forme acute di oppressione educativa, la scuola di Stato veicola un pensiero unico penetrante e invasivo:
1) elimina sistematicamente alcuni autori, 
2) dà una visione antireligiosa del sapere,
3) assume un'ottica illuminista o neoilluminista,
4) tace su interi periodi della storia umana come il Medio Evo,
5) uniforma i testi scolastici alla medesima ideologia,
6) denigra la storia della Chiesa,
7) assume il criterio cronolatrico secondo cui il nuovo è anche migliore,
8) condanna con forme di damnatio memoriae personaggi e periodi storici considerandoli ideologicamente il male assoluto.

La scuola così come è, non serve a nulla. Anzi ci sta rendendo sempre più poveri ed ignoranti.

L’attuale sistema scolastico è semplicemente anacronistico, strutturato per essere perfetto in una situazione sociale in cui si passava dall’analfabetismo all’alfabetizzazione del nostro paese, dall’era agricola a quella industriale, dalla forte presenza di piccoli paesi e comuni alla creazioni di grandi metropoli.

D’altronde all’epoca le esigenze erano diverse da quelle attuali. Ci stavamo trasformando e quindi serviva una ristrutturazione delle classi sociali. Servivano ingegneri per costruire le nuove città, avvocati per curare gli interessi della nuova classe media, architetti per progettare, dottori per gli ospedali pubblici e privati, operai per le nuove fabbriche che crescevano e producevano, diplomati per i posti da impiegato per le tante aziende del nord.

Insomma c’erano troppi lavoratori della terra e pochi lavoratori dell’intelletto, troppi mestieri che oggi definiremmo artigiani che dovevano trasformarsi in nuove professioni.

Ma che senso ha utilizzare uno schema del passato per le attuali esigenze?

Ecco alcune cose che sono cambiate:

Oggi non esiste più il posto fisso per tutta la vita. E’ molto probabile che la carrriera lavorativa sia costellata da esperienze diverse. Da questo punto di vista formare i nostri ragazzi con una formazione specialistica non è affatto strategico. L’apprendimento continuo, la creatività e l’adattamento dovrebbe essere il nuovo pilastro della formazione futura. Da questo punto di vista è strategico raggiungere la Sicurezza Finanziaria piuttosto che la Sicurezza del Lavoro.

Con l’innalzamento dell’età media di vita e con il basso tasso di nuove nascite, qualcuno ancora pensa che il tenore di vita futuro per chi andrà in pensione sarà lo stesso di quello attuale? Ognuno deve già preoccuparsi da solo per le future condizioni di vita e quindi comportarsi in maniera strategica durante la vita lavorativa. E questo andrebbe spiegato a scuola.

Insegnare come gestire le proprie finanze, aiutare le nuove generazioni a creare delle attività proprie ed innovative, educare le massse alla gestione del debito, spiegare la differenza tra debito pubblico, spesa pubblica e debito privato. Insomma reimpostare l’educazione di base nelle scuole per insegnare ai nostri ragazzi che nessuno può gestire meglio di loro i propri soldi. Aggiungo anche il rispetto del nostro pianeta che è attualmente basso ma che può diventare alto se l’educazione partisse dalle scuole.

Al contrario la scuola ci propone materie importanti ma non vitali e strategiche. Capire come in futuro dovrò gestire il mio denaro è più importante che sapere a memoria centinaia di poesie. Educare al senso civico ed al funzionamento della nostra democrazia è diventato più importante che studiare la storia e la filosofia. I nostri ragazzi conoscono ciò che è successo nel passato ma non sanno affrontare l’OGGI.

Ecco cosa ci serve: la CONOSCENZA PRATICA.

Scritto da Gerardo

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