Il disastro delle FONDAZIONI BANCARIE finanziate dal GOVERNO LADRO

(Torino)ore 15:35:00 del 18/06/2017 - Categoria: , Denunce, Economia

Il disastro delle FONDAZIONI BANCARIE finanziate dal GOVERNO LADRO
Crisi e affari 
discutibili hanno indebolito il patrimonio degli enti che ora hanno meno risorse in cassa da distribuire sul territorio. E adesso devono anche affrontare il buco del fondo Atlante, voluto da Renzi

Crisi e affari 
discutibili hanno indebolito il patrimonio degli enti che ora hanno meno risorse in cassa da distribuire sul territorio. E adesso devono anche affrontare il buco del fondo Atlante, voluto da Renzi

Le fondazioni bancarie hanno bruciato sei miliardi: tutti i numeri del disastro del credito

Politico democristiano, presidente della Regione Lombardia, senatore della Repubblica (la Prima), e poi da vent’anni in sella a Cariplo, la più grande e potente delle fondazioni bancarie, Giuseppe Guzzetti sa bene come addomesticare i fatti, anche i più controversi, avvolgendoli in un doppio strato di parole. E così, se gli chiedete di quel mezzo miliardo di euro versato dal sistema delle fondazioni al fondo Atlante (100 milioni la sola Cariplo) e poi inghiottito dal gran falò delle Popolari venete (Vicenza e Veneto Banca), Guzzetti, classe 1934, si smarca agilmente argomentando che la «situazione resta fluida».

Come dire che è ancora presto per tirare le somme e mettere a bilancio le perdite di un’operazione partita con le migliori intenzioni, cioè il salvataggio di due istituti sull’orlo del fallimento, per poi finire nelle sabbie mobili di un disastro che strada facendo si è rivelato ben più pesante di quanto era sembrato da principio. I 3,5 miliardi raccolti e investiti da Atlante con il contributo delle fondazioni insieme a grandi banche e assicurazioni si sono rivelati insufficienti per tappare le falle nei conti di Popolare Vicenza e Veneto Banca, che ora rischiano la liquidazione secondo lo schema del cosiddetto “bail in”.

Partita chiusa, quindi. Difficile, per non dire impossibile, che quei 3,5 miliardi vengano in qualche modo recuperati. E infatti, a differenza della Cariplo di Guzzetti, altri grandi enti bancari come le torinesi Crt e Compagnia di SanPaolo, hanno già messo a perdita nei bilanci 2016 una parte del loro investimento.

Tesoro miliardario

I guai di Atlante spargono sale su una ferita aperta da tempo. Custode di un tesoro che vale oltre 40 miliardi, il sistema delle fondazioni di origine bancaria, 88 in totale, nate oltre un quarto di secolo fa dalla privatizzazione delle casse di risparmio, ha subìto colpi pesanti negli ultimi anni per effetto della crisi del credito. A Siena e a Genova il crollo di Mps e Carige ha messo al tappeto i due enti, che ai bei tempi spadroneggiavano nei due istituti locali. E questi sono i casi più eclatanti. Ma centinaia di milioni sono andati in fumo anche a Ferrara e a Macerata, Jesi, Pesaro. Sempre lo stesso film: la banca crolla sotto il peso di gestioni clientelari (prestiti agli amici e agli amici degli amici) e le fondazioni, che in teoria avrebbero dovuto vigilare sulle proprie controllate, si trovano di colpo assediate dalle perdite. Senza arrivare a questi casi estremi, il forte ribasso nelle quotazioni e la diminuzione, a volte l’azzeramento, dei dividendi ha messo in difficoltà anche gli enti azionisti dei più importanti istituti nazionali.

Sui conti della Cassa di Verona e della torinese Crt hanno pesato i guai di Unicredit, di cui sono socie anche la Cassamarca di Treviso e la Cassa di Trieste. Mentre gli alti e bassi di Intesa hanno lasciato il segno nei bilanci delle fondazioni azioniste, Compagnia di SanPaolo e Cariplo, le più importanti, insieme alla Cassa di Firenze, alla bolognese Carisbo e alla Cassa di Padova e Rovigo (Cariparo).

L’Espresso ha messo in fila perdite e ribassi e alla fine si scopre che la crisi del credito è costata più di 6 miliardi di euro alle grandi fondazioni. I numeri pubblicati in queste pagine si riferiscono al patrimonio dei dieci enti di maggiori dimensioni, quelli che, da soli, valgono i tre quarti del sistema.
Ebbene, dal 2010 all’anno scorso, a cui si riferiscono i bilanci esaminati, i patrimoni delle top ten si sono ridotti da 31,3 a 24,3 miliardi. Un calo del 20 per cento che in parte, ma solo in parte, si spiega con il crollo del Monte dei Paschi. L’omonima fondazione è stata travolta dalla crisi di quella che era la terza banca italiana.
Risultato: il patrimonio dell’ente senese, che nel 2010 valeva 5,4 miliardi, nell’ultimo bilancio pesa per soli 451 milioni. I numeri fotografano anche un’altra realtà, quella delle cosiddette erogazioni, cioè i contributi che le fondazioni sono per legge tenute a versare per scopi di pubblica utilità. Miliardi di euro che ogni anno vanno a sostenere iniziative di volontariato, istituzioni culturali, associazioni filantropiche di ogni sorta. Tra il 2010 e il 2015, ultimo dato disponibile, la torta si è ridotta di un quarto: da 1,3 miliardi a 936 milioni.
Gli enti più solidi hanno scelto di tenere alta l’asticella delle donazioni per non far mancare preziose risorse al territorio. È il caso di Cariplo, che pur avendo chiuso gli ultimi due esercizi con un disavanzo di bilancio (38 milioni nel 2015 e 31 milioni nel 2016), l’anno scorso ha aumentato le proprie erogazioni a 179 milioni, contro i 158 milioni registrati nei 12 mesi precedenti. L’ente presieduto da Guzzetti ha però dovuto attingere a piene mani a un fondo appositamente accantonato a bilancio, che si è così ridotto da 254 a 111 milioni.
Poltrone girevoli
D’altronde non c’è scelta. Se calano i dividendi delle banche partecipate diventa molto complicato, a volte impossibile, mantenere invariato il flusso delle donazioni. Il problema sarebbe stato risolto, o quantomeno limitato nei suoi effetti, se le fondazioni avessero diversificato di più i loro investimenti. Invece negli anni scorsi quasi tutte hanno fatto la scelta opposta. Gli istituti di credito garantiscono potere, oltre ai dividendi. E così gli enti azionisti si sono tenuti ben stretti le loro quote.

Da: QUI

Scritto da Luca

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