Harry Potter e la maledizione dell'erede: recensione libro

(Perugia)ore 20:35:00 del 22/12/2017 - Categoria: , Cultura, Curiosità

Harry Potter e la maledizione dell'erede: recensione libro
A differenza di opere parallele come Animali fantastici e dove trovarli, questo è ufficialmente l’ottavo libro della serie

RECENSIONE HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL'EREDE - Di questo libro – o meglio, copione teatrale – si è parlato moltissimo; il fandom è in subbuglio. Ho letto infatti di stroncature incredibili, pur cercando di evitare spoiler sostanziosi. E in realtà sono riuscito a non farmi spoilerare nulla. Qual è stata la mia primissima idea, una volta finito Harry Potter e la maledizione dell’erede? Di trovarmi dinanzi una fan fiction. Che questa roba non può averla approvata, la Rowling. In realtà non è poi così male, alcune cose mi sono piaciute: è l’idea centrale che non ho digerito proprio. Il fulcro del libro è l’uso e l’abuso della Giratempo, uno strumento di cui nessuno sentiva la mancanza. La Giratempo solleva tanti di quei problemi che la Rowling pensava di aver risolto distruggendo la riserva del Ministero (come spiega nell’ebook Guida (poco) pratica a Hogwarts)… ma a quanto pare i due testi entrano in contraddizione: come io stesso avevo immaginato, un mago sufficientemente abile è in grado di riprodurla (e in versione migliorata).

RECENSIONE HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL'EREDE -Nonostante l’insolita versione teatrale, i lettori storici più affezionati saranno pieni di aspettativa e al contempo di timore nel ritrovare i propri personaggi preferiti, in una storia che è ambientata 19 anni dopo la fine del settimo capitolo.

RECENSIONE HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL'EREDE -Si inizia proprio sul binario nove e tre quarti in cui si era concluso quel libro, con Harry, Ginny, Ron e Hermione, ormai adulti di mezz’età, che salutano i figli in partenza per la scuola di magia. Proprio su questa nuova generazione di maghi, e in particolare sul piccolo e irrequieto Albus Potter, si incentra la storia distribuita nei vari atti.



Il passato non è del tutto passato e vecchi nemici sembrano gettare ombre di minaccia su un’epoca che pareva essersi lasciata definitivamente alle spalle l’incubo del terribile Voldermort. Sarà proprio Albus, dopo aver inaspettatamente stretto profonda amicizia con Scorpius, il figlio di Draco Malfoy, nemico storico del padre, a dover affrontare (letteralmente) le pieghe del tempo in una sfida che lo costringerà a superare imprese molto più grandi di lui, dimensioni parallele dalle tremende conseguenze e, soprattutto, l’esempio ingombrante di un padre come Harry Potter, colui che sopravvisse e sconfisse il male. Anche perché gli eroi spesso non sono dei genitori altrettanto infallibili.

Distillati in forma di dialoghi taglienti e suggestive note sceniche, tornano i temi cardine di Rowling: la morte, l’amicizia, la responsabilità delle proprie azioni, la purezza dei sentimenti e degli intenti, la possibilità di imparare dai propri errori. La scrittrice cerca anche di gettare nuova luce sulle origini di Harry Potter, sulla sua condizione di orfano esiliato e sul fardello che le sue scelte, nel corso delle varie storie, gli hanno gettato sulle spalle. Annunciando l’opera teatrale nel giugno del 2015 (a 18 anni esatti dal primo La pietra filosofale), Rowling aveva assicurato che non si sarebbe trattato di un prequel: eppure la necessità di tornare al passato, per spiegare e approfondire, è ben evidente.

Trattandosi di un copione, ci sono praticamente solo dialoghi con qualche sparuta descrizione. In molti si sono lamentati, chiedendosi perché la Rowling non ne ha tratto un romanzo. Non lo sappiamo, quindi è questo “formato” che dobbiamo giudicare. Una conseguenza di questa scelta è l’estrema sintesi della storia (che comprime in poche pagine 3 anni di scuola di Albus, per esempio).

I dialoghi: a volte sono divertenti, altre volte sono atroci. Vediamone qualcuno insieme.

DIALOGHI INTRODUTTIVI A BENEFICIO DEL LETTORE

Benvenuti a questa Assemblea Generale Straordinaria. Il mondo magico ha vissuto in pace per molti anni. ne sono passati ventidue da quando abbiamo sconfitto Voldemort nella Battaglia di Hogwarts e sono lieta di poter dire che una nuova generazione è stata cresciuta senza conoscere conflitti rilevanti.

PERSONAGGI

I protagonisti assoluti sono Albus e Scorpius, e fatevelo dire: sono adorabili. Vorrei un libro normale dedicato a loro senza queste avventure assurde. Scorpius è nerd, fa ridere tantissimo ed è incredibile… bé, buono! Albus è più nella fase sono-un-adolescente-arrabbiato-e-nessuno-mi-capisce-quindi-cerco-di-fare-grandi-cose, ma è carino lo stesso. E sicuramente sono personaggi moderni.

Non c’è niente. Ma comunque, se dovessi scegliere un compagno con cui trovarmi al ritorno delle tenebre, sceglierei te.

Inoltre Albus finisce a Serpeverde, una novità rispetto a tutti i Potter che sono Grifondoro. Secondo me questo è stato un tentativo della Rowling di eliminare quel pregiudizio Serpeverde = maghi cattivi, Grifondoro = maghi buoni. Ma d’altronde, è stata lei a inventarsi le case e le loro caratteristiche…

Gli altri personaggi non rendono più come un tempo, purtroppo. Ron è una caricatura di se stesso (e non fa più ridere), Ginny come sempre senza personalità, Harry è al suo solito tormentato, Hermione è… beh, Hermione (e l’amerò sempre per questo). Silente da ritratto non si fa gli affari suoi e crea casini (salvo poi regalarci una scena strappalacrime), un centauro fa una profezia su Albus e Harry se ne ossessiona, James e Lily compaiono solo di sfuggita. Ah, vi ho mai detto quanto trovo poco fantasioso dare tutti questi nomi dei morti ai figli? Ok, Albus Severus ha un senso (sebbene mi figuri in mente un bambino già vecchio), ma Lily e James…

E la McGonagall spacca, come sempre. Infatti cazzia Hermione per aver nascosto così male la Giratempo. Anche Draco è un personaggio interessante, ma è stato sviluppato in modo contraddittorio, passando dal bambino che era a Hogwarts a un uomo maturo e profondo tutto d’un tratto.

Scritto da Gerardo

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