Field Of Glory Empires: provato

(Torino)ore 11:06:00 del 13/07/2019 - Categoria: , Videogames

Field Of Glory Empires: provato
Un 4X (avete capito bene, non solo un grand strategy game, ma anche 4X) ambientato nel periodo di Roma antica. Il fascino di un periodo storico con tanti appassionati, unito ad un sistema di gioco profondo, attraente, moderno e complesso.

 

FIELD OF GLORY EMPIRES RECENSIONE - Si può dire tutto, ma non Slitherine non sia una software house con sfumature eclettiche. Il publisher inglese propone titoli a ripetizione e, ultimamente, non ne sbaglia una. Immaginiamo una riunione di lavoro del team per decidere su qualche nuovo progetto puntare. Qualcuno avrà parlato di quanto fosse bello il sistema di combattimento e la parte tattico/strategica di Field of Glory II, un altro avrà proposto di cambiare genere, puntando su un grand strategy game. Poi, un terzo (sicuramente il più folle), avrà esordito con un’idea pazzesca: “perché non applichiamo ad un buon grand strategy game il sistema di Field of Glory II? “.

Sicuramente il silenzio è calato nella stanza, e qualcuno avrà anche detto che era impossibile. Eppure tutti, erano colpiti da questa idea. Prima uno schizzo, poi qualche parola, fino ad un’idea di fondo. Ma c’era un problema: a chi affidare un compito così difficile? Realizzare un buon grand strategy game è già difficile, ma qui si parla di armonizzarlo con il combattimento tattico e profondo di Field of Glory II. E chi poteva essere meglio attrezzata ed esperta di Ageod?

FIELD OF GLORY EMPIRES RECENSIONE - La software house francese, vanta una lunga serie di titoli strategici a carattere storico, e lavorare su un progetto così ambizioso dev’essere stato decisamente affascinante. Siamo così arrivati all’annuncio di quello che probabilmente è uno dei progetti più ambiziosi del publisher britannico, Field of Glory Empires. Un 4X (avete capito bene, non solo un grand strategy game, ma anche 4X) ambientato nel periodo di Roma antica. Il fascino di un periodo storico con tanti appassionati, unito ad un sistema di gioco profondo, attraente, moderno e complesso.

FIELD OF GLORY EMPIRES RECENSIONE - Il concetto più importante è quello dell’eredità – legacy nel gioco – a cui si legano a loro volta il rapporto tra progresso culturale e decadenza. Tutti questi fattori si intrecciano e determinano le fortune – o viceversa le sfortune – di regni e imperi, che in Field of Glory: Empires vivono all’interno di un continuo ciclo di nascita, maturità e declino. È difficile elencare in questa sede tutte le variabili che intervengono in questo ricco sistema, che sicuramente ha il pregio di rendere ogni partita dinamica attraverso eventi casuali o storici, forme di governo che si alternano, obiettivi di volta in volta differenti e modificatori che influenzano pesantemente il corso della storia. Un altro punto a favore dell’eredità e del rapporto progresso/decadenza è il freno posto su quello che in gergo è definito snowball effect e che incanala i match su percorsi predefiniti sin dall’inizio. Qua, viceversa, più il regno cresce e più aumentano le difficoltà – tecnica definita come negative feedback loop in ambito di game design – più si gioca bene e più si deve stare attenti affinché non sorgano ribellioni interne o che i vicini non scatenino una guerra tutti assieme.

Serve un po’ di pratica prima di capire come far parlare al meglio i numerosi input e output e forse l’UI avrebbe potuto giocare un ruolo migliore nella esemplificazione della gestione dei vari parametri. Per far funzionare un regno serve parecchia attenzione, le risorse da tenere sotto controllo sono molte e se non si sta attenti è facile lasciarsi trascinare, magari arruolando una schiera di opliti per rendersi conto troppo tardi di non aver abbastanza denaro, cittadini o metallo. Le armi a disposizione del generale virtuale sono comunque abbondanti e c’è (quasi) sempre modo di mettere una pezza, ad esempio spostando cittadini e schiavi all’interno della città per ottenere maggiori bonus sul cibo, sulla cultura o sulle infrastrutture. Una seconda via sono gli edifici messi a disposizione per ciascuna fazione, unici o comuni, che possono generare nuovi introiti, dare accesso a migliori truppe, fornire ulteriori materiali da commerciare o aggiungere un surplus culturale. Ci sono tante tipologie di costruzioni ma è difficile comprendere il perché si sia optato per un sistema casuale al posto di una progressione più definita: la gamma degli edifici è randomizzata e se vengono proposte strutture inadatte non resta altro da fare che rimescolare le carte e sperare in una mano più fortunata. Qualche dubbio anche sul commercio, che riveste sì un ruolo importante nel lato gestionale ma viene affidato ad un sistema automatico che lascia ben poco spazio di manovra.

Field of Glory: Empires pone molta attenzione sul momento della battaglia. Passando in rassegna le varie truppe si scopre immediatamente la cura posta sul lato bellico: ogni esercito è composto da differenti unità, ciascuna col suo ruolo e le sue caratteristiche, fra legionari che si trovano a loro agio in assalti alle città, cavalleria indispensabile per aggirare sui fianchi il nemico e fanti leggeri adatti alla lotta in terreni scoscesi. L’esito di uno scontro non è dettato solo dalle caratteristiche dei manipoli ma conta anche il valore del generale, la tipologia del terreno, il morale e i rifornimenti: spedire alla cieca un esercito in territorio nemico spesso equivale a sconfitta certa. Le battaglie sono risolte in modo automatico ma è possibile esportarle in modo rapido e semplice in Field of Glory II – ovviamente bisogna aver installato anche questo secondo titolo – e giocarle in prima persona.

 

Scritto da Gerardo

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