Faeria, guida

(Cagliari)ore 08:36:00 del 21/04/2017 - Categoria: , Videogames

Faeria, guida
Le carte, le creature che rimangono in gioco, vanno giocate all’interno di uno di questi esagoni, e su di esse si spostano con lo scopo di mandare a zero i punti vita dell’avversario.

Il 2017 è certamente l'anno dell'esplosione dei giochi di carte collezionabili e Faeria, del team belga Abrakam, si butta nella mischia provando a distaccarsi dalla massa con una struttura di gioco profondamente diversa che unisce il board game ai giochi di carte collezionabili. Del resto oggi c'è solo l'imbarazzo della scelta: su tutti troneggia Hearthstone di Blizzard ma ci sono anche altri titoli che ne riprendono le basi differenziandosi solo per alcune meccaniche come, ad esempio, il giapponese Shadowverse di Cygames o The Elder Scrolls: Legends e Gwent che invece attingono dall'ambientazione di The Elder Scrolls e The Witcher; insomma, chi più ne ha più ne metta. Allora a cosa si deve la nicchia di sostenitori che si sta ritagliando Faeria e che gli ha portato più di 500.000 giocatori attivi? Ricordiamo le basi: nella parte bassa c'è il vostro affascinante avatar Folletto turchese (uno dei tanti disponibili) protetto nella sua bolla di vetro, nella parte alta invece c'è il vostro avversario e, a dividervi, c'è acqua e una griglia composta da 31 esagoni sui quali è possibile, a ogni turno, piazzare un pezzo di terra e dei servitori su di essa. Per vincere occorre far arrivare i servitori dal vostro nemico e abbassare i suoi punti vinta da 20 a zero. Ogni turno il gioco fornisce faeria, il mana necessario per pagare il costo di evocazione delle vostre carte, siano esse servitori o magie, ma nei quattro angoli della griglia di gioco ci sono altrettante fontane che ne producono continuamente e sarà vitale controllarle per averne un quantitativo maggiore. Come? Piazzando un servitore in un qualunque esagono adiacente ad esse. Ecco quindi che ci ritroviamo a giocare due giochi differenti che agiscono in sinergia: uno di piazzamento dei territori e l'altro, più familiare, fatto di combattimenti delle creature e di magie a supporto. Di sicuro non è il più facile dei giochi di questo tipo che abbiamo provato ma, entrando nello specifico, cerchiamo di vedere cosa rende Faeria un gioco così sfidante.

Videogioco da tavola
Partiamo dalle basi: Faeria è un gioco di carte come tanti, per buona parte. Si costruisce un mazzo con le canoniche trenta carte (in triplice copia), suddivise in creature e magie (qui chiamate Eventi), divise per colori a raggruppare alcune dinamiche di gioco similari, e via così. Ciò che fa la differenza è il tavolo da gioco, per così dire. Non si tratta di una plancia unica su una o più file, ma di una scacchiera suddivisa a esagoni, un layout familiare ai “wargamisti” da tavolo.
Le carte, le creature che rimangono in gioco, vanno giocate all’interno di uno di questi esagoni, e su di esse si spostano con lo scopo di mandare a zero i punti vita dell’avversario. Le evocazioni possono essere fatte solo sui propri esagoni, ma la creatura in questione si può muovere poi in qualsiasi direzione. Faeria si inserisce a metà tra il concetto classico di un Magic: The Gathering e il wargame da tavolo in un modo molto interessante, perché diventano molto importanti i “colori” dei mazzi che si costruiscono, ovvero i tipi di terreno che andrete a gestire tra le vostre carte. I terreni possono essere infatti neutrali, acquatici, desertici, di montagna, o foreste. Le carte “colorate” oltre al costo di mana (qui chiamato faeria), hanno un requisito di terreni costruiti di un certo tipo per potere essere giocate, e le carte più potenti addirittura di due tipi di terreni. In fase di deckbuilding questo è un elemento molto importante che dona una nuova complessità a questo genere, perché li avvicina molto al già citato Magic.

È possibile fare mazzi a due colori, o anche di più visto che durante la partita è possibile costruire in ogni momento qualsiasi terreno.
Un altro elemento strategico, infatti, è l’azione che viene concessa al giocatore, che può scegliere tra: costruire due esagoni neutrali, costruire un esagono colorato, pescare una carta, ottenere un faeria. Il mana, per altro, viene accumulato di turno in turno contrariamente al solito.
Le variabili strategiche sono quindi molte, e a queste aggiungiamo il fatto di poter estrarre faeria aggiuntiva ai tre che vengono ottenuti ad ogni turno. Nella mappa ci sono infatti quattro pozzi, uno per angolo, due per lato del “tavolo”, che vengono svuotati se una unità è vicina ad essi, oppure se durante il turno ci si affianca.
Le unità stesse hanno una grande varietà di abilità e sinergie, alcune tipiche dei giochi cartacei che ritroviamo con piacere in chiave digitale. Ci sono creature che possono volare ignorando qualsiasi ostacolo, altre che balzano di due caselle per volta, alcune che sono acquatiche e in quanto tali possono muoversi sugli esagoni d’acqua ma anche sul terreno vergine, visto che la plancia è piazzata su un oceano, oltre alle classiche abilità già viste e riviste come rapidità, protezione dal primo attacco, e così via. In generale, durante la mia prova di gioco ho trovato tantissime variabili sinergiche tra tante carte, molte di più di quante se ne trovino solitamente nella concorrenza. In questo senso, Abrakam ha colto pienamente nel centro nel voler dare un’alternativa reale ai vari Hearthstone e soci in termini di offerta ludica e strategica. I deckbuilder possono sbizzarrirsi sebbene, come prevedibile, ci sono alcune carte notevolmente più forte delle altre (e non sempre sono super rare), ma questo fa parte del gioco, in fondo.


Gemme, oro, crafting
Dicevamo che Faeria è un “normale” gioco di carte per buona parte della sua struttura. Questo significa che è un free-to-play, e in quanto tale i ragazzi di Abrakam gradirebbero molto che voi sborsiate più euro possibili, con dei distinguo. 
Intanto c’è la modalità singolo giocatore che vi aiuta a sbloccare carte, liste precompilate di mazzi (che, finalmente, mostrano il costo medio di lancio delle carte), e forzieri da cui ottenere nuove carte e altri elementi cosmetici. La modalità singolo giocatore presenta peraltro dei livelli molto particolari chiamati “puzzle” in cui, neanche a dirlo, dovrete vincere risolvendo un enigma. Si tratta il più delle volte di vincere in un singolo turno, o con un numero di mosse, partendo da condizioni particolari. Oltre a essere divertenti da risolvere, sono ovviamente una serie di occhiolini al giocatore per suggerire mosse, combo, o sinergie particolari che possono sfuggire durante le prime partite, da usare poi nella costruzione dei propri mazzi e per risolvere particolari situazioni nelle partite contro i giocatori umani.
I costi, poi, non ci sono sembrati esageratamente alti per la media. Gli sviluppatori mi hanno regalato 7500 gemme (il corrispettivo di venti euro in-game), con le quali ho potuto sbloccare: qualcosa come quasi venti forzieri normali (le buste, per intederci); cinque di quelli mitici che contengono solo elementi cosmetici per il profilo e per l’avatar; carte con bordi particolari e così via; e Gorki (1000 gemme solo lui), un assistente che farma oro (la valuta del gioco) e ve lo regala di tanto in tanto.
Per il resto, l’oro si guadagna anche con le classiche missioni giornaliere, completando i tutorial e le missioni della campagna, e le carte si possono anche craftare con un sistema del tutto simile a quello di Hearthstone. Si riesce a giocare in maniera relativamente facile a Faeria senza sborsare soldi perché il gioco vi viene incontro in molte maniere anche con elementi come l’assistente Gorki (che si paga, ma è un investimento in un certo senso), ma se un giorno vorrete fare il salto di qualità vi ritroverete gioco forza a dover mettere mano al portafoglio per accelerare la vostra collezione o semplicemente craftarvi le carte necessarie.
Carte fatate
Oltre ad essere divertente da giocare e stimolante da “costruire”, Faeria è anche bello da vedere. Il lavoro del reparto artistico del team di sviluppo mi ha convinto moltissimo. Si discosta pesantemente dalla concorrenza con uno stile da fiaba, che ricorda quasi il franchise di Rayman. Le illustrazioni delle carte sono davvero belle, così come i temi e le creature che, sebbene a volte non siano l’emblema dell’originalità più pura (le rane del colore blu sono molto simili ai Murloc per game design), riescono comunque a creare un folklore unico e peculiare. Un piccolo appunto va fatto alla traduzione italiana dei testi, presente non ovunque e a volte con qualche strafalcione, per fortuna avulso dalle meccaniche di gioco e dal wording, ma solo nei nomi delle carte o di alcuni elementi accessori.
Per chiudere, Faeria ha già un suo futuro nel gioco organizzato, perché sono già stati organizzati tornei durante la fase di accesso anticipato, con premi anche di 30mila dollari. Per il futuro, il team di sviluppo ha giù pronta un’avventura che uscirà in estate ed espanderà la collezione di carte, una modalità cooperativa inedita e nuovi livelli per il giocatore singolo.

Scritto da Gregorio

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