Etiopia: il massacro italiano NASCOSTO DA SEMPRE

(Cagliari)ore 19:31:00 del 14/10/2017 - Categoria: , Cronaca, Cultura, Denunce, Esteri

Etiopia: il massacro italiano NASCOSTO DA SEMPRE
Tra polemiche e controversie intorno alla diga Gibe III, cresce il numero delle vittime in Etiopia. Nell’ultimo rapporto, viene rivelato che sono centinaia le persone che hanno subito violenze, omicidi e stupri. La “colpa” è quella di opporsi alla costruz

ETIOPIA: ADULTI LEGATI AGLI ALBERI E FUCILATI, BAMBINI E BESTIE GETTATI NEI FIUMI, CADAVERI DATI IN PASTO ALLE IENE E UN VILLAGGIO SURI RASO AL SUOLO. DEI 154 ABITANTI SOLO SETTE I SOPRAVVISSUTI. TUTTO PER UNA DIGA: LA GIBE4 ITALIANA.

Tra polemiche e controversie intorno alla diga Gibe III, cresce il numero delle vittime in Etiopia. Nell’ultimo rapporto, viene rivelato che sono centinaia le persone che hanno subito violenze, omicidi e stupri. La “colpa” è quella di opporsi alla costruzione del colosso idroelettrico per difendere la propria terra.

Nella valle dell’Omo, patrimonio dell’Unesco, un conflitto silenzioso iniziato 7 anni fa continua a mietere vittime. Non è uno di quei conflitti che ai grandi eserciti europei interessa risolvere. Si tratta di una guerra indetta e gestita dal “progresso”, se così è lecito chiamarlo. Nel luglio 2006 il governo etiope, attraverso la EEPC (Ethiopian Electric Power Corporation) appalta, ma senza bando né gara, alla Società italiana Salini Costruttori la realizzazione della terza diga che porta il nome di GIBE.

“Ispirata ai principi dello sviluppo sostenibile, fa leva sull’innovazione tecnologica e organizzativa e sullo straordinario patrimonio umano e professionale di cui dispone, per sviluppare soluzioni costruttive, capaci di valorizzare le risorse dei territori e di contribuire alla crescita economica e sociale dei popoli”, è la mission che la Salini dichiara sul proprio sito. La diga sarà un gigante di cemento in grado di produrre 6.500GWh all’anno. Energia da immettere nel sistema elettrico nazionale e da rivendere a caro prezzo alla nazione più vicina: il Kenya.

Autorizzazione fuorilegge

Nonostante l’ordinamento giuridico di Adis Abeba preveda che prima dell’approvazione del progetto debba essere effettuata una valutazione sull’impatto ambientale e sociale, il  governo dà il via libera al magnate italico di deporre la prima pietra. La stampa non ne parla e il grido silenzioso dei 500mila abitanti della valle resta sommerso. Soltanto nel 2008 l’EPA (Ethiopian Environmental Protection Authority) dà ufficialmente il via libera ai lavori dopo aver ricevuto un dossier del CESI – guarda caso un’agenzia milanese, che definisce l’impatto ambientale legato al progetto “trascurabile” o addirittura “positivo”.

Il Cesi si è però impegnato a trascurare l’uso delle terre limitrofe alla diga da parte dei contadini locali, piuttosto che come funzioneranno i futuri piani di regolazione delle piene e delle irrigazioni artificiali. Lo studio dell’agenzia milanese non parla nemmeno lontanamente della futura situazione del lago Turkana, oltre il confine con il Kenya, che dall’Omo riceve il 90% delle sue acque.

La diga porterà alla siccità e alla fame interi villaggi

Eppure gli studi di settore effettuati da una serie di Ong dicono l’esatto opposto. “La diga altererà in modo drammatico i flussi stagionali dell’Omo e avrà un enorme impatto sui delicati ecosistemi della regione e sulle comunità indigene che abitano lungo le sponde del fiume fino al suo delta, al confine con il Kenya.

La portata dell’Omo subirà una drastica riduzione. Il fenomeno interromperà il ciclo naturale delle esondazioni che periodicamente riversano acqua e humus nella valle alimentando le foreste e rendendo possibile l’agricoltura e la pastorizia nei terreni rivivificati dalla acque. Tutte le economie di sussistenza legate direttamente e indirettamente al fiume collasseranno compromettendo la sicurezza alimentare di almeno 100.000 persone.”

Trasferimenti forzati e massacri

E così le popolazioni locali sono state costrette a un processo di “villaggizzazione” come lo hanno definito le autorità locali. Un vero e proprio trasferimento forzato di intere tribù come i Mursi, i Bodi e i Kwengu in campi di reinsediamento. Violenze fisiche e morali sono i mezzi di coercizione che accompagnano questo rastrellamento. Grazie a un servizio della Cnn è emerso un reportage a dir poco agghiacciante. Adulti legati agli alberi e fucilati, bambini e bestie gettati nei fiumi, cadaveri dati in pasto alle iene e un villaggio Suri raso al suolo. Dei 154 abitanti solo sette i sopravvissuti.

Stephen Corry, direttore generale di Survival International, ha dichiarato: “Questa mappa rivela quello che il governo etiope voleva nascondere, ovvero l’intenzione di reinsediare le tribù della bassa valle dell’Omo. Tenendo conto anche delle numerose segnalazioni che ci sono pervenute su sfratti violenti e intimidazioni, l’obiettivo finale del governo è divenuto ormai lampante, così come il suo rifiuto di rispettare i fondamentali diritti di chiunque si ritrovi sulla sua strada.”

Gli appelli che chiedono di interrompere questo scempio sono molteplici. Tra i primi è stata l’Unesco, a seguire Survival International, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Counter Balance coalition, Friends of Lake Turkana e International Rivers. E’ stato creato il sito stopgibe3.it dove sono disponibili informazioni e news sulla situazione e Survival.it ha lanciato una petizione per impedire il continuo di questa strage.

Da: Jeda

Scritto da Carmine

NEWS CATEGORIA
Partenza del 5G in Italia: tutti i PERICOLI CENSURATI
Partenza del 5G in Italia: tutti i PERICOLI CENSURATI
(Cagliari)
-

Abbiamo già parlato dei pericoli di questa nuova tecnologia e, in vista della partenza del 5G, pubblichiamo volentieri questa importante iniziativa italiana.
Abbiamo già parlato dei pericoli di questa nuova tecnologia e, in vista della...

Prima il profitto o la salute delle persone?
Prima il profitto o la salute delle persone?
(Cagliari)
-

“Dobbiamo ottenere un profitto da questo farmaco”, è stata questa la candida ammissione offerta da Martin Shkreli, quando gli hanno chiesto conto dell’assurdo e abominevole rincaro di prezzo di un medicinale importante per malati di Aids, malaria e toxopl
“Dobbiamo ottenere un profitto da questo farmaco”, è stata questa la candida...

Gli effetti della CRISI GRECA? HIV, DISTURBI MENTALI E SUICIDI
Gli effetti della CRISI GRECA? HIV, DISTURBI MENTALI E SUICIDI
(Cagliari)
-

La crisi greca esplode nel 2009: all’epoca come primo ministro si è appena insediato George Papandreou del Pasok, figlio di Andreas che risulta capo dell’esecutivo tra gli anni  Ottanta e Novanta e protagonista della vita politica successiva alla caduta d
La crisi greca esplode nel 2009: all’epoca come primo ministro si è appena...

Perche' i nostri risparmi sono in pericolo
Perche' i nostri risparmi sono in pericolo
(Cagliari)
-

Questa volta il Cigno nero, per quanto potrà apparire incredibile, lo stiamo fabbricando da soli con le nostre mani, anzi per la precisione con le nostre bocche. Apriamo gli occhi e facciamoci sentire. Aiuteremo il cambiamento. Quello vero
Ho scritto questa lettera agli italiani, donne e uomini, madri e padri, ma...

Guerra al vino italiano: ok ai falsi made in Italy
Guerra al vino italiano: ok ai falsi made in Italy
(Cagliari)
-

L'Europa attacca ancora una volta l'Italia. E questa volta, a farne le spese, è il vino.
Dopo lo spumante, la Commissione europea ha dato il via libera alla...




Network ItalianoSveglia
Italiano Sveglia
Blog Italiano
Blog Notizie
Giornale di Oggi
Informarsi
Italia Blog
Leggendo
Notiziario Italiano
Notizie Blog
Notizie di Oggi
Notiziario Italiano | Contatti | Sitemap articoli

2013 Notiziario Italiano - Tutti i diritti riservati