Dragon Marked for Death: provato

(Roma)ore 20:46:00 del 15/02/2019 - Categoria: , Videogames

Dragon Marked for Death: provato
Nonostante il filmato iniziale prometta bene, con le immagini di un villaggio messo a ferro e fuoco e la conseguente promessa di vendetta da parte di un manipolo di sopravvissuti, la storia stenta a decollare, e, in linea con i titoli della medesima genia

 

Chi gioca da qualche anno e ama le due dimensioni non può non conoscere i giapponesi di Inti Creates: padri dell’acclamata serie di Mega Man Zero, del nono e decimo capitolo della saga regolare del robottino blu di Capcom e dei due Azure Striker Gunvolt, giusto per citarne alcuni.
Oggi siamo qui a parlarvi del loro ultimo progetto, uno dei più ambiziosi della loro carriera, intitolato Dragon Marked for Death, per il quale non nascondiamo di aver nutrito aspettative notevoli, parzialmente disattese.

Storia al risparmio

Il passato di Inti Creates è fatto di giochi che variano dal buono all’ottimo, ma nessuno di questi può fregiarsi di comparti narrativi particolarmente elaborati, anche a causa del genere di appartenenza, che ha raramente richiesto introspezione psicologica dei personaggi e colpi di scena. Da questo punto di vista, Dragon Marked for Death non rappresenta eccezione per la software house nipponica, visto che la trama serve giusto a sorreggere gli eventi e a fornire un contesto alle decine di missioni in cui ci imbarcheremo. Il giocatore impersona un membro del Dragonblood Clan, una stirpe di sangue draconico bandita da tutte le città e sterminata dalle forze della famiglia reale, desiderosa di cancellare dal mondo ogni traccia dei Draghi.
Come spesso accade in queste sciagurate operazioni di sterminio, qualcuno, però, è riuscito a sopravvivere (il nostro eroe), così da votare la sua esistenza alla vendetta: stringendo un patto con l’essenza eterea del drago, il nostro prescelto guadagna capacità fisiche e magiche fuori dal comune, ma, nondimeno, deve sottostare allo status quo, che lo vede come un derelitto, un rifiuto della società. Così, partendo dal basso, sarà necessario farsi un nome tra i mercenari, frequentando taverne maleodoranti, bazzicando i bassifondi e, soprattutto, accettando incarichi che nessun altro vorrebbe portare a termine.


Nonostante il filmato iniziale prometta bene, con le immagini di un villaggio messo a ferro e fuoco e la conseguente promessa di vendetta da parte di un manipolo di sopravvissuti, la storia stenta a decollare, e, in linea con i titoli della medesima genia di Monster Hunter, nei quali si accettano missioni da un hub centrale, non riesce mai ad ergersi a protagonista della produzione. Piuttosto, quest’ultimo ruolo spetta di diritto al gameplay puro, come da tradizione per i titoli firmati Inti Creates: vediamo allora com’è strutturato e come funziona, pad alla mano, l’ultima fatica del team.

I quattro dell’apocalisse

Dragon Marked for Death è un gioco di alti e bassi, di bianchi e neri, ed è bene iniziare subito dalle due scelte ai poli opposti, l’una assai interessante e l’altra incomprensibile.
La prima, quella che ci è piaciuta molto, consiste nel differenziare enormemente le quattro classi di personaggi presenti nel gioco, aumentando considerevolmente non solo la libertà di scelta e l’approccio ai combattimenti ma anche, fatalmente, la rigiocabilità del prodotto, che, come i vari cloni di Diablo (e lo stesso prodotto Blizzard, ovviamente) si presta a run multiple nel tempo, ognuna impersonando una classe differente. La seconda, e cioè la scelta di design che ci è piaciuta meno (eufemismo), è quella di dividere in due distinti pacchetti i quattro personaggi selezionabili, e di includerne solamente due nel gioco base, costringendo ad acquistare gli altri due separatamente via eShop: al momento del download (la versione fisica arriverà nei negozi solo a fine marzo, e conterrà tutti e quattro i personaggi giocabili), bisognerà scegliere tra le due classi d’assalto (Imperatrice e Guerriero) e le due di supporto (Shinobi e Strega).
Dopo aver passato decine di ore in compagnia del titolo, provando a fondo soprattutto le prime due classi, ci sentiamo di bocciare in toto questo modello distributivo, perché la varietà di approcci alla battaglia e le differenze in termini di controllo e di statistiche dei quattro personaggi sono significative, ed averli tutti inclusi nel pacchetto iniziale avrebbe giovato notevolmente al prodotto. L’Imperatrice ha impiegato quindici minuti a diventare la nostra preferita: dotata di un buon potere di attacco nel corpo a corpo ma soprattutto di un braccio-cannone che le consente altrettanta potenza anche a media gittata, l’Imperatrice non può contare sulla difesa del Guerriero, ma si rivela il personaggio più versatile e poliedrico del quartetto, ideale per i lupi solitari.
Il succitato Guerriero è capace di assorbire notevoli quantità di danni, ed è quello dotato del maggior potere di arresto, ma denuncia limiti sul piano del dinamismo e sulla distanza: risulta comunque fondamentale nei match a più giocatori, in qualità di accentratore delle attenzioni del nemico.
Lo shinobi è di gran lunga il personaggio più mobile del gruppo, capace di saltare da una parte all’altra dello schermo, diventando così un bersaglio assai complicato da colpire: può infliggere notevoli danni se colpisce alle spalle, ma denota difficoltà contro i nemici corazzati e non dispone di molti punti ferita.
Last but not least, la Strega: devastante nei suoi attacchi ad area, eppure tremendamente lenta ed inefficace nel corpo a corpo, questo personaggio è consigliato solamente in partite in cooperativa, dove può risultare decisivo se controllato da un giocatore abile.

 

Dei quattro, a causa di problemi di bilanciamento della difficoltà, soprattutto durante l’ultimo terzo dell’avventura, solamente l’Imperatrice (e, come extrema ratio, Il Guerriero) si presta a partite completamente in single player, che comunque non sembrano rappresentare il focus del team di sviluppo in fase di programmazione: se da soli Dragon Marked for Death è un action rpg discreto, con chiari rimandi al genere dei metroidvania e un combat system snello e facile da padroneggiare, in due o più giocatori diventa un titolo caldamente consigliato.
Giocare in coppia (o, meglio ancora in quattro) con personaggi differenti, adottando tattiche anche complesse e sfruttando il lavoro di squadra per ovviare alle singole mancanze delle varie classi aggiunge pepe alla progressione, e questa è decisamente la modalità che consigliamo, pur da amanti del single player.
Un’altra scelta di design decisamente cervellotica, allora, è rappresentata dall’assenza di una cooperativa in locale per due giocatori: solamente connettendo alla stessa rete due Switch (ognuna con la sua cartuccia, peraltro) è possibile giocare sullo stesso divano.
A diversi giorni dalla nostra prima partita, continuiamo a chiederci il motivo di questa decisione, anche alla luce del fatto che, per il resto, il loop di missioni, esperienza, boss fight e loot del prodotto funziona bene, e, complice la portabilità di Switch e la limitata durata di molti incarichi, favorisce una fruizione continuata nel tempo e sempre soddisfacente.

Orgoglio pixel in Dragon Marked for Death

Come sempre accaduto con i lavori dello sviluppatore nipponico, anche nel caso di Dragon Marked for Death siamo rimasti molto piacevolmente colpiti dalla direzione artistica e dal gran lavoro (gran parte del quale svolto rigorosamente a mano) sulle animazioni, sui personaggi, sui fondali.
La pixel art di questi tempi è abusata, bisogna ammetterlo, e quella messa in mostra dal prodotto non è nemmeno la migliore che si sia vista sullo schermo di Switch, eppure è difficile non trastullarsi nei livelli di parallasse multipli dei fondali, nelle piccole animazioni di morte dei nemici comuni, nei particolari apparentemente insignificanti (dagli insetti che volano in certi stage alla pioggia che cade incessante in altri) e, soprattutto, nell’ottima caratterizzazione dei quattro eroi principali.
Bene anche la colonna sonora, che pure non spicca per chissà quali temi indimenticabili ma non intralcia mai l’azione a schermo e anzi punteggia le boss fight con ulteriore adrenalina.
Altro punto a favore non secondario per un titolo che gioca parte delle sue carte sulla modalità cooperativa è l’ottima qualità della connessione nei giorni di test: tanto nelle ore precedenti al lancio quanto in seguito, i server di Dragon Marked for Death non ci hanno mai lasciato a piedi, trovando rapidamente compagni per una partita in multiplayer, con l’interessante duplice scelta del matchmaking nella medesima regione o in tutto il mondo, opzione, quest’ultima, particolarmente indicata per chi è solito videogiocare ad orari inconsueti.
Ci siamo già soffermati sulla colpevole mancanza della cooperativa in locale, ed è inutile tornarci, ma è quantomeno consolatorio sapere che il prodotto Inti Creates funziona assai bene se giocato online, insomma.
Longevità e rigiocabilità sono garantite, rispettivamente, dal grande numero di missioni secondarie che è possibile intraprendere per racimolare soldi ed esperienza extra e dalla presenza di due (o quattro, a seconda del vostro portafogli) personaggi giocabili, ognuno con uno stile di gioco peculiare.

Da: QUI

 

Scritto da Gregorio

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