Dopo la Germania, l'OLANDA: SETTIMANA LAVORATIVA DA 4 GIORNI!

(Bologna)ore 07:19:00 del 11/02/2018 - Categoria: , Economia, Esteri

Dopo la Germania, l'OLANDA: SETTIMANA LAVORATIVA DA 4 GIORNI!
Ci sono molti italiani vanagloriosi, che fanno a gara a chi lavora di più, la retorica cristiana è ancora forte, insieme a quella figlia della prima rivoluzione industriale.

Ci sono molti italiani vanagloriosi, che fanno a gara a chi lavora di più, la retorica cristiana è ancora forte, insieme a quella figlia della prima rivoluzione industriale.

L’importante non è affatto lavorare di più, ma lavorare meglio, e in definitiva meno.

Chi non sa che fare del proprio tempo libero lavori pure 80 ore a settimana, però la smetta di triturare i cosiddetti con la propria retorica del lavoro duro.

GLI ORARI DI LAVORO IN EUROPA – In Italia l’orario di lavoro è disciplinato dal decreto legislativo 66 del 2003, che ha dato attuazione alle direttive comunitarie, anche se un ruolo fondamentale è riservato alla contrattazione collettiva. L’orario settimanale di lavoro è distribuito su cinque o sei giornate e non può superare le 48 ore settimanali, ma nel nostro Paese l’orario è generalmente di 40 ore, anche se molti contratti prevedono le 36 ore. Anche in Spagna l’orario medio è di 8 ore al giorno per cinque giorni, con un limite massimo di 48 ore. In Gran Bretagna il tetto massimo è di 48 ore, ma la media viene calcolata su 17 settimane. Quindi si può lavorare anche più ore in una settimana, l’importante è che la media finale non superi le 48 ore.

In Francia, invece, l’orario di lavoro fu ridotto a 35 ore settimanali già alla fine degli anni Novanta attraverso due leggi dovute all’ex ministra Martine Aubry, all’epoca del governo Jospin. Oltre le 35 ore, si va nell’orario straordinario (che si paga almeno il 10% in più). Generalmente e in assenza di accordi diversi, per le prime 8 ore di straordinario si paga il 25% in più, per le successive si arriva al 50%.

In Germania, l’accordo con gli industriali, ha portato a un contratto collettivo che, pur essendo un compromesso al ribasso rispetto alle promesse iniziali, consente ai dipendenti che devono occuparsi di un bambino e di un parente malato di chiedere la riduzione dell’orario a 28 ore per un periodo di tempo che va dai 6 mesi ai 2 anni, dopo il quale si tornerà al regime delle 35 ore. Chi ridurrà l’orario, poi, non avrà un conguaglio dello stipendio ma un bonus in tempo, ossia 8 giorni di ferie a partire dal 2019.

Vale la pena ricordare che nel 2003 la Germania ha introdotto anche i minijob, rapporti di lavoro part-time che non superano la soglia di 450 euro mensili e per i quali sono previsti consistenti incentivi fiscali per le imprese. Sono aumentati sempre di più, fino a toccare la cifra di oltre 7 milioni su un totale di 43 milioni di occupati. Ci sono situazioni nelle quali possono rappresentare una soluzione utile, ma nel corso degli anni hanno anche attirato molte critiche perché anche se possono rappresentare inizialmente una prospettiva temporanea, il rischio è che non se ne esca più.

In Olanda, invece, la settimana lavorativa è di 4 giorni, circa 29 ore di lavoro settimanali, mentre la Norvegia è a 33 ore di lavoro a settimana, con 21 giorni di ferie pagate e 43 settimane di congedo parentale.

Abbiamo abbastanza progresso tale da permetterci del sano, sanissimo, vitale tempo libero.

I workaholics e il loro masochismo di uomini dalla vite vuote sono una piaga da estirpare.

Siano maledetti. Ladri di tempo.

In questo paese la classe dirigente sia politica che imprenditoriale (che sono ormai un tutt’uno) é costituita da personaggi squallidi e miopi. Arraffoni che hanno un orizzonte temporale che non arriva a domani mattina. Una classe dirigente cosí insulsa e disdicevole non si ricorda dal dopoguerra ai giorni nostri.

Ecco perché andare a votare il 4 Marzo, ancor prima che un diritto, é un dovere civico.

Solo così possiamo liberare il paese da questa oppressiva zavorra.

Siamo un paese mentalmente troppo arretrato per poter affrontare su larga scala il tema della riduzione dell'orario di lavoro e dell'introduzione di formule come lo smart working e il telelavoro. Attenzione quando diciamo "arretrato" ci riferiamo a tutti i soggetti in causa (politici, imprese, sindacati e gli stessi lavoratori). Nella tanto osannata PMI ma non solo il parametro quantità di ore trascorse sul posto di lavoro è ancora considerato importantissimo per essere considerati dei bravi dipendenti anche se si fanno lavori di tipo impiegatizio. Siamo ancora fermi al concetto del cartellino di Fantozzi , con relative ridicole corse per non timbrare in ritardo o file al marcatempo in uscita all'esatto orario di fine lavoro . Per non parlare dei famosi furbetti del cartellino tragicamente diffusi nella pubblica amministrazione locale ma non solo...

Scritto da Carmine

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