Disoccupazione avanza: ma davvero serve una laurea oggi in Italia?

PIACENZA ore 13:27:00 del 22/02/2015 - Categoria: Economia, Lavoro

Disoccupazione avanza: ma davvero serve una laurea oggi in Italia?
Disoccupazione avanza: ma davvero serve una laurea oggi in Italia? Facciamo una critica ai giovani italiani e soprattutto ai loro genitori

L’italiano medio non vuole lavorare. Dal dopoguerra in poi gli Italiani hanno goduto, nonostante tutto, di un benessere sempre maggiore, per cui ogni generazione dava per scontato di avere un lavoro migliore, meno faticoso e più retribuito di quello della generazione precedente. Se tuo padre faceva l'operaio, tu puntavi a fare l'impiegato, e se faceva l'impiegato puntavi a fare il dirigente. Adesso la situazione è cambiata, per la prima volta una intera generazione si trova a dover fare lavori di livello inferiore a quello dei propri genitori, e questo ovviamente non è facile da "digerire".

Sicuramente l’italiano medio, al momento, non ha voglia di lavorare a certe condizioni. Al momento. Sono sessant' anni che ci si aspetta sempre di più. Adesso siamo nella fase discendente della parabola. Se da un lato le aspettative dei giovani di oggi sono superiori a quello che il sistema economico italiano offre è anche vero che il sistema italiano potrebbe offrire di più. Non dovremmo competere con i Paesi ex comunisti sui costi del lavoro ma dovremmo competere con Svizzera e Co sulla produttività, sull' innovazione, ecc.

Certo che non si può pretendere di trovare il lavoro per cui si è studiato, questo Paese offre anche troppo ai laureati in giurisprudenza vista la nostra iperburocrazia e l'eccessivo ricorso alla giustizia civile. Forse Giurisprudenza non è la facoltà più utile al sistema produttivo. Non che sia un dovere il "piegarsi al sistema produttivo". Però oggi, in Italia, un lavoratore prende al netto più o meno la metà di quanto non costi all' azienda.

Questo vuol dire che si deve produrre valore aggiunto per oltre il doppio di quanto si guadagna. Tutto questo ovviamente non dipende solo dal lavoratore ma anche dall'azienda e dall'ambiente in cui essa opera. Oggi lo stato italiano, oltre a prendersi metà di quanto l' azienda spende per la tua paga, rende l' ambiente inospitale, improduttivo. Quindi il primo obiettivo per guadagnare meglio e in più persone è quello di rendere la PA nostrana meno depressiva. Questo però non toglie che, anche in un sistema efficiente, difficilmente diecimila laureati all' anno in "Minchiologia Inapplicabile" possano tutti trovare un lavoro con retribuzione "da laureato".

I posti di lavoro ci sono, solo che non ci sono concorsi perchè funzionano tutti per raccomandazione. Chi lavora quindi poi si trova a lavorare il doppio per i raccomandati, con uno stipendio che non gli permette di vivere degnamente o di avere prospettive. E qui, infatti, scatta la schiavitù moderna, ed entrano gli Immigrati (ed al governo fanno molto, molto comodo). La verità è anche che i nostri genitori, votando le classi dirigenti più vergognose d'Europa, hanno tratto dei benefici ma hanno venduto un'intera generazione. E’ giusto andare a spaccarsi il sedere per una generazione che ci ha venduto ufficialmente? Noi non crediamo.

Scritto da Gerardo

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