Death Note Netflix: recensione

(Genova)ore 23:29:00 del 20/09/2017 - Categoria: , Cinema

Death Note Netflix: recensione
Death Note sarebbe un film non così pessimo… Se non avesse il nome che porta. Il lungometraggio Netflix prende il concetto del manga di Obata e Oba ma ne sviluppa male le idee, amplificando le parti secondarie e tralasciando quelle primarie.

RECENSIONE DEATH NOTE NETFLIX - Una premessa è doverosa in sede di review: tracciare paragoni tra l’opera cartacea (il manga di Death Note), la relativa serie anime e il film in live action si rivela particolarmente difficile: la pellicola di Netflix vive infatti nella sua forma di fruizione in streaming e, ancor di più, si rivela una produzione e rilettura occidentale, nondimeno è sempre utile capire le basi di partenza.

RECENSIONE DEATH NOTE NETFLIX - Un veloce accenno agli eventi di Death Note, per chi non li conoscesse: Light è uno studente brillante che un giorno vede cadere dal cielo un quaderno – il Death Note, appunto – che ha il potere di uccidere le persone solo scrivendone il nome sulle pagine. Con l’aiuto del proprietario del quaderno (lo Shinigami Ryuk, un Dio della Morte della cultura Orientale), Light abuserà del potere concessogli per creare un mondo nuovo privo di criminali. Su questa serie di misteriosi decessi indagherà il miglior detective al mondo, L, e tra i due inizierà una sadica caccia all’uomo.

RECENSIONE DEATH NOTE NETFLIX - Oba voleva stupire i lettori, calando il sovrannaturale nella realtà di tutti i giorni, e trasfigurando in maniera piuttosto radicale le tradizionali simbologie ‘morali’: luce e oscurità, Bene e Male. Light Yagami è un ragazzo brillante che vuole creare un mondo puro, ma attraverso la morte, elargendo la sua giustizia senza processo e senza diritti.

Se questi concetti vi sembrano basilari nell’economia di Death Note, pare che non sia stato così per Adam Wingard, Charley Parlapanides, Vlas Parlapanides e Jeremy Slater. La scusa del “liberamente ispirato a” non regge quando si parla di successi tanto radicati. Il manga di Oba è tra i più apprezzati bestseller seriali, da critica e fan, degli ultimi venti anni di storia del manga. Le vicende di Light e L hanno segnato una generazione di lettori in tutto il mondo, ma gli sceneggiatori americani sembrano non averci badato molto, operando dei taglia e cuci francamente poco plausibili.

Probabilmente certi produttori e creatori statunitensi non hanno imparato da quella batosta chiamata Dragon Ball Evolution. Come sempre, da buon action hollywoodiano con adolescenti, Death Note si trasforma nella solita storia d’amore disastrata che vede i due giovani ragazzi coinvolti in una relazione distruttiva, relegando al background molte altre storie più interessanti (per l’appunto la guerra psicologica tra L e Light).

Death Note di Netflix, dunque, parte mantenendo una chiara fedeltà all’opera originale, per poi prendere una sua strada narrativa piena di interessanti risvolti, come la già citata capacità di provare eccitazione sessuale tramite l’altrui morte o la particolare sfumatura malvagia conferita allo Shinigami Ryuk, che ha il volto e la voce di Willem Dafoe. Narrativamente, il film zoppica in più di una circostanza, e le parti investigative sono ridotte all’osso, con la visione del regista improntata sulla ricerca dello splatter, riprendendo palesemente lo stile dalla serie di Final Destination, ma nonostante tutto riesce ad intrattenere, anche grazie ad una sottile ironia che – il più delle volte – contraddistingue prodotti di questo tipo, sempre utile a delineare la pazzia inconscia dei protagonisti.

[video]

Non nascondo che per apprezzare quanto di buon Death Note ha da offrire occorre (quasi) necessariamente obliare la serie originale e abbracciare le sfumature inserite dal regista. Non sarà ottimo, eppure lascia qualcosa di buono.

Scritto da Luca

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