Days Gone: recensione ufficiale

(Udine)ore 09:41:00 del 29/04/2019 - Categoria: , Videogames

Days Gone: recensione ufficiale
John deciderà di salvare sua moglie Sarah, scegliendo di farla salire su un elicottero e separarsi da lei per restare assieme all’amico ferito.

 

Days Gone è la più grande prova di forza e maturità di Bend Studio. È la dimostrazione che la software house ha tutta la volontà di essere annoverata tra i più grandi studi di sviluppo della scuderia Sony, senza più rimanere indietro rispetto agli altri. Per riuscire ad elevare il proprio status, Bend Studio ha pensato a un grande open world in linea con le produzioni moderne; ha puntato in alto, senza paure o ritrosie, accettando anche qualche compromesso tecnico che, in fin dei conti, scalfisce appena la solida corazza di un’opera appassionante e con una gran mole di contenuti

On the Road

Days Gone non si inventa nulla di nuovo e pesca a piene mani da cinema, serie tv e altri videogiochi di genere, dimostrando un’evidente carenza di idee inedite. Ciò nonostante, riesce a creare un amalgama dannatamente ben riuscito, convincente e in grado di coinvolgere per un quantitativo di ore impressionante, che va ben oltre le trentacinque che impiegherete per la storia principale. Days Gone è infatti ricco di sottotrame, un nutrito gruppo di missioni secondarie che indagano le vicende di personaggi ben scritti e di impatto, e numerose attività legate allo sterminio delle orde di infetti e delle bande di predoni disseminate lungo le regioni che compongono l’Oregon decadente immaginato da Bend Studio.

Days Gone è soprattutto una storia di speranza che non si affievolisce mai, anche quando il mondo non ha più nulla da offrire e si è trasformato in una sconfinata landa di morte, disastri e ricordi perduti.

È anche un racconto che narra di un’amicizia inossidabile vicina alla fratellanza, di un amore incondizionato, di un incrollabile forza d’animo. Comincerete dopo due anni dall’inizio della misteriosa pandemia, proprio quando Deacon St. John deciderà di salvare sua moglie Sarah, scegliendo di farla salire su un elicottero e separarsi da lei per restare assieme all’amico ferito. Non saprete se un giorno la rivedrete, né se il vostro atto d’amore si è tramutato in un dramma di proporzioni incalcolabili. La mancanza di certezze sarà un tarlo nella mente di Deacon, che non perderà mai occasione per proseguire la sua ossessiva ricerca, anche a costo di sporcarsi le mani ed entrare in contatto con la NERO, un’organizzazione di emergenza avvolta nel mistero, con presidi abbandonati che vi aiuteranno a ricostruire solo in parte l’origine dell’infezione.

Midnight rider: tante cose da fare, un po' generiche

Se cercate una narrativa tanto forte quanto cupa sarete accontentati, ma nel raccontare le sue storie Days Gone ha seri problemi di ritmo. Inoltre, le animazioni facciali non sono sempre della qualità che abbiamo imparato a dare per scontata giocando a tutti gli altri prodotti Made in Sony, da The Order: 1886 ad Horizon Zero Dawn, fino ad arrivare ai giochi Naughty Dog, e quindi non sempre all'altezza del compito e delle emozioni chiamate a replicare su schermo. Ancora peggio, per tre quarti di gioco la trama più che muoversi in avanti sembrerà girare in tondo, va però detto che questo permetterà all'utente di imparare a conoscere le regole dell'Oregon di Days Gone con efficace calma.

Chi invece sa già come comportarsi davanti a una spiacevole situazione come quella ricreata in Days Gone, dovrà vedersela con una lunga lista di missioni prive di particolari guizzi creativi, alternate da una manciata di attività che, come in un generico open world, si ripeteranno in ogni porzione di mappa. Deacon St.John dovrà vedersela con nidi di Furiosi da bruciare, respingendo gli infetti che si opporranno alla distruzione della loro tana, e container medici della misteriosa agenzia governativa Nero, a cui si accede riattivandone l'energia attraverso un generatore sempre a secco di carburante; in entrambi i casi, svolto il compito, la zona circostante tornerà ad essere relativamente sicura, mentre i container Nero forniranno anche un upgrade che migliorerà un valore a scelta tra energia, vigore e focus. Nascosti nella mappa, è possibile trovare anche altre sorprese, come per esempio gli avamposti dei Rippers, in italiano chiamati Ripugnanti: un gruppo di umani pesantemente armati e totalmente fuori di testa, che venerano i Furiosi e la pandemia che li ha generati.

Tolti di mezzo i nemici, negli avamposti gestiti da questo folle clan c'è sempre nascosto l'ingresso a un bunker dove trovare risorse e solitamente anche un progetto per costruirsi da sé, senza quindi per forza trovarlo sul campo, un nuovo gadget. Il crafting di Days Gone è sicuramente ben fatto, e permette di creare qualsiasi cosa in pochi semplici passaggi, senza imporre pause al gioco ma limitandosi a rallentarne lo scorrere del tempo. Anche se questa descrizione potrebbe farvi pensare ai peggiori open world di inizio generazione, la particolare suddivisione delle missioni, che qui vengono raccolte in base alla loro trama invece che per tipologia delle attività ad essa correlate, aiutano Days Gone ad allontanarsi dall'effetto "to-do-list" che solitamente prosciuga totalmente quell'indispensabile imprevedibilità necessaria a rendere credibile un open world. 

Il guaio è che qui le varie attività non sono poi cosi diverse, soprattutto quelle legate alle missioni che possiamo definire principali, suddivise quasi sempre in scontri con gli infetti, raccolta di determinati oggetti perduti, e fasi stealth per spiare le incursioni degli scienziati della Nero che, nemmeno troppo segretamente, atterreranno di tanto in tanto con i loro elicotteri per studiare la zona e preparare qualche nuovo enigmatico esperimento. Quello che non funziona è che eccetto in determinate zone, e non prima di determinate missioni, la presenza dei Furiosi è fin troppo blanda e lo shooting mai dei migliori; mentre le regole e l'intelligenza artificiale che dovrebbero far splendere l'incursione silenziosa da stealth game, chiaramente non sono all'altezza dell'azione immaginata da un utente con più esperienza sulle spalle. Va detto tuttavia che questo stealth analcolico non ci è poi dispiaciuto, anche se a metà 2019 è davvero tosta tornare a saltare tra un cespuglio e l'altro proprio come avviene in Days Gone.

Freewheel burning: relazioni e defezioni

A rendere l'esperienza di gioco più strutturata ci pensano i diversi avamposti distribuiti in Days Gone con i quali sarà possibile stringere lentamente amicizia, cosa che permetterà, tra le altre cose, di guadagnare l'accesso alle diverse aree di specializzazione che caratterizzano questi clan. Alcuni avamposti permettono infatti di sbloccare nuove armi, altri invece sono specializzati in nuove parti di moto con le quali migliorare il bolide a propria disposizione. Anche il modo di vivere in questo inferno è diverso da campo a campo, come sarà diverso il trattamento che riserveranno ai sopravvissuti che, una volta salvati, potrete mandargli in cambio di punti rispetto e, superata una certa soglia, di quel nuovo equipaggiamento che tanto vi fa gola. Per aumentare la fiducia di un campo nei confronti di Deacon, guadagnando nel frattempo dell'utile denaro, è possibile scambiare con loro orecchie di infetti (il cui valore cambia in base alla forza dell'ex proprietario) e cibo da ottenere cacciando gli animali rimasti e raccogliendo erbe e frutti nei boschi.

 

Scritto da Carmine

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