Cellulari: antenne e ripetitori causano tumori delle cellule nervose

(Catanzaro)ore 14:25:00 del 21/02/2019 - Categoria: , Denunce, Salute, Scienze

Cellulari: antenne e ripetitori causano tumori delle cellule nervose
Tumori: il cellulare provoca il cancro, lo conferma la scienza. Ripetitori di telefonia mobile e tumore, a rischio cuore e cervello

Cellulari: antenne e ripetitori causano tumori delle cellule nervose - Aumenti statisticamente rilevanti di tumori nei ratti anche dopo l’esposizione a radiazioni delle antenne di telefonia mobile entro le soglie ritenute sicure.

E’ l’esito della ricerca realizzata dal bolognese Istituto Ramazzini, che ha studiato l’esposizione dei roditori a radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (Usa), che ha riscontrato le stesse forme di tumore.

Cellulari: antenne e ripetitori causano tumori delle cellule nervose - I ricercatori dell’Istituto hanno riscontrato aumenti statisticamente significativi – l’1,4% rispetto al gruppo di controllo – nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m.

Inoltre, gli studiosi hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell’Ntp: l’iperplasia delle cellule di Schwann sia nei ratti maschi che femmine e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose più elevata.

Cellulari: antenne e ripetitori causano tumori delle cellule nervose - Nello studio del Ramazzini – finanziato dai soci dell’Istituto, da Arpa, Regione Emilia-Romagna, Fondazione Carisbo, Inail, Protezione Elaborazioni Industriali (Pei), Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Children With Cancer (Uk), Environmental Health Trust (Usa) – 2.448 ratti Sprague-Dawley sono stati esposti a radiazioni Gsm da 1,8 Ghz (quelle delle antenne della telefonia mobile) per 19 ore al giorno, dalla vita prenatale (cioè durante la gravidanza delle loro madri) fino alla morte spontanea.

Nella ricerca pubblicata, l'Istituto Ramazzini ha studiato esposizioni alle radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (USA), e ha riscontrato gli stessi tipi di tumore. I ricercatori hanno notato aumenti statisticamente significativi nell'incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m. Inoltre, gli studiosi italiani hanno individuato un aumento dell'incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell'NTP: l'iperplasia delle cellule di Schwann sia nei ratti maschi che femmine e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose più elevata. Tutti i livelli di esposizione usati in questo studio sono inferiori al limite statunitense FCC per la massima esposizione concessa per la popolazione. In altre parole, se un ripetitore emette questa quantità di radiazioni, è considerato conforme rispetto a tutti i regolamenti e alla legislazione degli Stati Uniti. 

Nello studio del Ramazzini, 2.448 ratti Sprague-Dawley sono stati esposti a radiazioni GSM da 1.8 GHz (quelle delle antenne della telefonia mobile) per 19 ore al giorno, dalla vita prenatale (cioe' durante la gravidanza delle loro madri) fino alla morte spontanea. Lo studio comprende dosi ambientali (cioè simili a quelle che ritroviamo nel nostro ambiente di vita e di lavoro) di 5, 25 e 50 V/m: questi livelli sono stati studiati per mimare l'esposizione umana full-body generata da ripetitori, e sono molto più basse rispetto a quelle usate nello studio dell'NTP americano. 
 
"L'intensità delle emissioni utilizzate per lo studio e' dell'ordine di grandezza di quella delle esposizioni ambientali più comuni in Italia"- spiega la Dott.ssa Fiorella Belpoggi, Direttrice dell'Area Ricerca dell'Istituto Ramazzini e leader dello studio. Infatti il DPCM 8/07/03, fissa i limiti come segue: 1) i limiti di esposizione, in modo differenziato per tre intervalli di frequenza; per esempio per le frequenze dei dispositivi delle telefonia mobile i limiti di esposizione sono pari a 20 V/m per il campo elettrico; 2) il valore di attenzione di 6 V/m per il campo elettrico, da applicare per esposizioni in luoghi in cui la permanenza di persone è superiore a 4 ore giornaliere; 3) l'obiettivo di qualità di 6 V/m per il campo elettrico, da applicare all'aperto in aree e luoghi intensamente frequentati. Questi valori vengono però misurati come media nell'arco di 24 ore, cioè facendo la media fra i rilievi diurni e quelli notturni, portando quindi ad una sottostima delle esposizioni reali durante il giorno, quando il traffico telefonico è più elevato. 

Le dosi dell'NTP sono state stabilite per mimare l'esposizione localizzata sui tessuti corporei proveniente da un cellulare posto vicino al corpo, e sono quindi decisamente piu' elevate di quelle dell'Istituto Ramazzini. Nonostante queste differenze, entrambi gli studi hanno rilevato aumenti statisticamente significativi nello sviluppo dello stesso tipo di tumori maligni molto rari del cuore nei ratti maschi trattati e del cervello nelle femmine. (AGI) Ari (Segue)

"E' molto importante sottolineare il fatto che studi epidemiologici (cioè studi sulla popolazione) hanno trovato lo stesso tipo di tumori delle cellule di Schwann (cellule di rivestimento dei nervi) nei forti utilizzatori di telefoni cellulari" afferma ancora la Dott.ssa Belpoggi. "Sebbene l'evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza - prosegue - il numero di esposti è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze". "Inoltre - continua Belpoggi - i nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale. Semplici misure sugli apparecchi, come un auricolare a molla incorporato nel telefono, oppure segnalazioni di pericolo sia nelle istruzioni che nella confezione di acquisto affinché' l'apparecchio venga tenuto lontano dal corpo, e altre misure tecnologiche che io non so immaginare ma che sicuramente le compagnie conoscono e possono mettere in atto, potrebbero costituire una prima misura urgente per correre ai ripari. Certo non immagino che si possa tornare indietro nella diffusione di questa tecnologia, ma sono sicura che si possa fare meglio. La salute pubblica necessita di un'azione tempestiva per ridurre l'esposizione, le compagnie devono concepire tecnologie migliori, investire in formazione e ricerca, puntare su un approccio di sicurezza piuttosto che di potenza, qualità ed efficienza del segnale radio. Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo tabacco o il prossimo amianto, cioè rischi conosciuti e ignorati per decenni", conclude Belpoggi.

Scritto da Luca

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