Bibite Gassate? VELENO SOTTO MENTITE SPOGLIE!

(Bologna)ore 16:49:00 del 30/11/2017 - Categoria: , Denunce, Salute

Bibite Gassate? VELENO SOTTO MENTITE SPOGLIE!
Bevande analcoliche frizzanti, bibite a base di Cola con aggiunta di caffeina, nonché integratori energetici contengono una varietà di dannosi ingredienti dagli effetti collaterali nocivi, il cui consumo andrebbe scoraggiato.

Dal 1798, anno in cui fu coniata la locuzione “acqua di seltz”, abbiamo fatto molta strada. In realtà dovette trascorrere quasi un altro secolo prima che nel 1885 Charles Adertondi Waco, Texas, inventasse la bibita analcolica Dr Pepper. Ad ogni modo, al giorno d’oggi siamo invasi da una vasta gamma di bibite gassate che vengono di volta in volta commercializzate sui mercati a livello globale e che, sotto molti aspetti, stanno sostituendo i generi alimentari tradizionali, provocando in tal modo una rilevante crisi sanitaria.
   Andiamo per ordine di importanza. Un esame delle ricadute sanitarie indotte dalle bibite gassate deve iniziare con la spiegazione della loro natura. Le bibite addizionate con anidride carbonica, comunemente note come bibite analcoliche, bibite gassate, sode e così via, sono bevande contenenti anidride carbonica disciolta; il procedimento relativo, denominato carbonatazione, aggiunge la “effervescenza” alla bevanda.
    Solitamente i consumatori di bevande analcoliche associano l’effervescenza alle bollicine presenti, le quali fuoriescono dal prodotto o si presentano in forma di emulsione nella parte superiore della bottiglia o della lattina al momento dell’apertura, quando l’anidride carbonica viene depressurizzata. Tuttavia, contrariamente a quanto comunemente ritenuto, la caratteristica di effervescenza della maggior parte delle bevande gassate non è determinata dalla presenza delle bollicine, bensì dall’acido carbonico diluito che induce una lieve sensazione di scottatura. Tale aspetto si può rilevare bevendo una bibita gassata all’interno di una camera iperbarica (pressurizzata) alla medesima pressione della bevanda, il che determina un sapore analogo ma in totale assenza di bollicine. 
    Questo per quanto riguarda il sapore. Che dire del contenuto, a parte l’anidride carbonica disciolta? Un articolo, scritto dal Dr. Joseph Mercola in collaborazione con Rachael Droegee dal titolo “I veri pericoli della soda per bambini ed adulti”, indica che una lattina di soda contiene all’incirca 10 cucchiaini di zucchero, 150 calorie, 30-55 mg di caffeina, nonché un rilevante quantitativo di coloranti alimentari artificiali e solfiti. 

Un’abitudine non proprio dolce

    Innanzitutto prendete in considerazione la componente zuccherina. A quanto risulta i produttori di bevande analcoliche sono i principali utilizzatori singoli di zuccheri raffinati degli Stati Uniti. In realtà, la maggior parte delle bevande aromatiche gassate contiene oltre il 100 per cento della dose quotidiana raccomandata (RDA) di zuccheri. Non sorprende, dunque, che le bevande analcoliche gassate rappresentino la principale fonte singola di calorie nel regime alimentare statunitense, che fornisce circa il sette per cento delle calorie – arrivando al nove per cento qualora vengano incluse bibite non gassate; per gli adolescenti, prendendo in considerazione bevande gassate e non, la cifra sale al 13 per cento dell’apporto calorico complessivo. Anche se nel 2004 negli USA il consumo di bevande analcoliche gassate è sceso del sette per cento rispetto al 1998, quando la cifra era pari a 56.1 galloni [212.6 litri] pro capite all’anno, la maggior parte della popolazione statunitense ne consuma ancora in misura eccessiva. (4)
    Secondo la US National Soft Drink Association (NSDA), attualmente il consumo di bibite analcoliche supera le 600 porzioni da 12 once fluide [355 mL] pro capite all’anno. A quanto risulta, dal 1978 negli USA il consumo di soda è triplicato per i ragazzi e duplicato per le ragazze; i maschi di età compresa fra i 12 e i 29 anni sono i principali consumatori, con oltre 160 galloni [606.4 litri] all’anno, ovvero quasi due quarti di gallone [~1.9 litri] al giorno. (5)
    In Gran Bretagna la situazione non è granché migliore; secondo i dati, vi si consumano ogni anno oltre 5.560 milioni di litri di bevande analcoliche gassate. (6) Considerando che il Regno Unito conta una popolazione di circa 60.2 milioni di abitanti, ne consegue un consumo pro capite di oltre 92 litri all’anno.
    Anche l’Australia segue a ruota. I dati dell’Australian Bureau of Statistics, nonché quelli dell’industria del settore, indicano che in questo paese negli ultimi trent’anni il consumo di bevande analcoliche gassate è salito rapidamente dai circa 47.3 litri pro capite del 1969 ai 113 litri pro capite (ragazzi ed adulti) nel 1999. (7) Quanto agli zuccheri raffinati, dagli anni ’70 i produttori del settore prediligono l’impiego di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS), una combinazione di fruttosio e destrosio, al posto del saccarosio derivato dallo zucchero di canna. Tale sciroppo è stato associato alla scarsa formazione di collagene negli animali in fase di sviluppo, in quanto interferisce con l’assorbimento del rame; inoltre, dato che il fruttosio deve essere metabolizzato dal fegato, si è riscontrato che gli animali che seguono regimi alimentari ad elevato contenuto di fruttosio sviluppano problemi epatici simili a quelli degli alcolisti. Può capitare che dopo aver consumato fruttosio, che nel caso del suddetto sciroppo è sottoposto ad intensa lavorazione e non è certo “naturale”, i diabetici e coloro che devono tenere sotto controllo i propri tassi di zucchero sanguigno non conseguano rilevazioni glicemiche accurate. (8)
    Dati i consumi talmente elevati di queste bevande zuccherate, vi è molto altro di cui preoccuparsi

Denti gialli?

    Un’altra conseguenza di un’elevata assunzione di bevande analcoliche gassate è la perdita dello smalto dei denti, che determina il deterioramento e l’ingiallimento di questi ultimi. L’agente responsabile è l’acido fosforico presente nelle bevande analcoliche gassate, che si ritiene abbia anche un impatto negativo sulla digestione.
    Per quale motivo l’acido fosforico determina tali effetti? L’organismo cerca di mantenere il normale livello di pH della saliva leggermente alcalino o, più specificamente, a 7.4; tuttavia, dato che le bevande analcoliche gassate sono estremamente acide – valutate 2.0 sulla scala del pH, ovvero 100.000 volte più acide dell’acqua pura (9) – quando consumate di frequente lasciano nella bocca un residuo acido, che abbassa la naturale alcalinità della saliva.
    Tale squilibrio attiva i naturali sistemi di riparazione dell’organismo che, onde invertire il livello acido del pH, utilizza ioni di calcio resi disponibili dai denti, intaccando in tal modo lo smalto. A quanto pare anche le bevande definite “senza zucchero” o a “basso contenuto di zucchero” ne contengono in misura sufficiente a danneggiare i denti, oltre ad avere gli stessi acidi delle bevande gassate standard. (10) Questi acidi possono provocare infiammazione dello stomaco e del rivestimento intestinale e, sul lungo periodo, determinare un’erosione del rivestimento gastrico. Aspetto ancor peggiore, si ritiene che il tamponamento dell’acidità nell’organismo – che diviene essenziale quando un ambiente acido ha una prevalenza costante – contribuisca alla decalcificazione ossea.

Bevande a base di cola collegate a fratture ed osteoporosi

    Grace Wyshak, professore associato presso i Departments of Biostatistics and Population and International Health della Harvard School of Public Health, ha pubblicato un articolo sul numero di giugno 2000 di Archives of Pediatric and Adolescent Medicine, nel quale evidenzia che le ragazze ‘attive’ che consumano bevande a base di cola presentano probabilità cinque volte maggiori di aver subìto fratture rispetto alle loro corrispondenti che non consumano bevande gassate. (11) Lo studio di Wyshak si basava su un’analisi di dati desunti da oltre 460 ragazze di nono e decimo livello, dati inerenti ai loro livelli di attività, alle abitudini di consumo di bevande gassate ed alla esperienza di fratture ossee.
    Questo studio fa seguito a due precedenti iniziative di Wyshak volte ad esaminare il nesso fra consumo di bevande analcoliche gassate, attività fisica e fratture ossee; entrambi gli studi hanno determinato esiti analoghi, come pubblicato sul Journal of Orthopedic Research (12) e sul Journal of Adolescent Health. (13)

    Evidentemente le preferenze alimentari condizionano lo stato di salute generale e, come indicato dal caso in questione, quello delle ossa. La US National Osteoporosis Foundation indica che all’incirca il 55 per cento dei cittadini statunitensi, in maggioranza donne, corre il rischio di sviluppare osteoporosi, il che rende del tutto pertinente il seguente quesito: le bevande alla cola sono in qualche modo collegate allo sviluppo dell’osteoporosi?
    Un rapporto, pubblicato sul numero di ottobre 2006 dell’American Journal of Clinical Nutrition, cita un recente studio epidemiologico – condotto da Katherine Tucker, PhD, direttrice dell’Epidemiology and Dietary Assessment Program presso il Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging della Tufts University, e colleghi – che presenta convincenti prove del fatto che anche l’assunzione di bevande alla cola è connessa ad una inferiore densità minerale ossea nelle donne di età più avanzata, il che a sua volta aumenta il rischio di osteoporosi. (14)

Tucker e colleghi hanno condotto il Framingham Osteoporosis Study mettendo in correlazione le risposte dietetiche e le misurazioni di densità minerale ossea in corrispondenza della colonna vertebrale e di altri tre siti dell’anca in oltre 2.500 soggetti, di età media di poco inferiore ai sessant’anni; hanno rilevato che il consumo di bevande alla cola era associato ad una minore densità ossea – inferiore di quasi il quattro per cento – in tutti i tre siti dell’anca delle donne, indipendentemente dall’età del soggetto, dall’eventuale menopausa, dal calcio totale o dall’assunzione di vitamina D, o dal consumo di sigarette o alcol.
    Aspetto interessante, il team ha anche rilevato che il consumo di bevande alla cola non era associato a minore densità minerale ossea nei siti dell’anca degli uomini, né in relazione alla colonna vertebrale dei soggetti di entrambi i sessi. I risultati sono stati analoghi per le bevande alla cola dietetiche e, seppure in misura minore, per quelle decaffeinate.
    I soggetti maschi del Framingham Osteoporosis Study hanno riferito di consumare in media sei bibite effervescenti alla settimana, di cui cinque alla cola, mentre per i soggetti femmina la media era di cinque e quattro rispettivamente. La porzione standard è stata definita nell’ordine di una bottiglietta, una lattina o un bicchiere di bibita alla cola. Dato che gli esiti non mettono in correlazione la perdita di densità minerale ossea delle donne con il consumo di bevande gassate non-cola, esaminiamo le possibili cause dei risultati.
    Lo studio in questione ha evidenziato che più del 70 per cento delle bevande gassate consumate dai soggetti era alla cola, tutte contenenti acido fosforico, ingrediente raro nelle bibite gassate non-cola. Una tipica lattina di cola o una porzione da 12 once fluide contiene da 44 a 62 mg di acido fosforico, che può interferire con l’assorbimento osseo del calcio e determinare il prelievo di tale minerale dalle ossa per contribuire a neutralizzare l’acido. (15)
Tucker, autrice titolare dello studio, lo spiega in modo chiaro:

“Sotto il profilo fisiologico, una dieta carente di calcio e ricca di fosforo può contribuire alla decalcificazione ossea, spostando l’equilibrio della ricostruzione delle ossa verso l’esaurimento di calcio osseo. Anche se alcuni studi hanno controbattuto che, a paragone di altre fonti alimentari quali pollo e formaggio, nella cola la quantità di acido fosforico è trascurabile, sarebbe necessario condurre ulteriori studi controllati onde determinare se gli abituali consumatori di cola non compromettano la salute delle proprie ossa tramite la regolare assunzione di dosi di acido fosforico ma in assenza di calcio o di un altro ingrediente neutralizzante.” (16)

Il Dr. Mone Zadi, direttore del Mount Sinai Bone Program presso la Mount Sinai School of Medicine di New York City, nota che gli esiti del Framingham pongono anche il problema per le donne più giovani che si trovano a non sviluppare mai la massima densità ossea. Secondo le sue parole:

“Le donne più giovani che consumano molta coca cola e simili non formeranno le proprie ossa nella stessa misura delle altre; quindi in seguito, nell’età della menopausa, si ritroveranno svantaggiate.” (17)

    Nel 1998 la D.ssa Bess Dawson-Hughes, specialista in malattie delle ossa presso il Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging della Tufts University di Boston, espresse il seguente monito:

“Sono particolarmente preoccupata per le adolescenti. Nel complesso le ragazze presentano un inadeguato apporto di calcio, il che le rende candidate per l’osteoporosi in età più avanzata e può aumentare il rischio attuale di fratture ossee. Un elevato consumo di soda è motivo di preoccupazione, poiché può sostituire l’assunzione di latte dalla dieta in questa vulnerabile parte della popolazione.” (18)

    I timori della D.ssa Dawson-Hughes non erano infondati. Il rapporto “Liquid Candy”, pubblicato nel 1998 dall’organizzazione no-profit Center for Science in the Public Interest (CSPI), editrice anche di Nutrition Action Healthletter, riportava che gli adolescenti consumano bevande aromatiche alla soda in misura doppia rispetto al latte, laddove 20 anni prima tale rapporto era pressoché inverso. (19)
    Anche uno studio della University of North Carolina evidenzia che dal 1965 al 1996 il consumo di latte da parte degli adolescenti è calato del 36 per cento, mentre quello di bevande analcoliche gassate è più che raddoppiato. (20)

Da: QUI

Scritto da Luca

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