ALBERTO ANGELO, UNO DEI POCHI MOTIVI PER CUI VALE LA PENA PAGARE IL CANONE

(Bari)ore 17:26:00 del 19/10/2017 - Categoria: , Cultura

ALBERTO ANGELO, UNO DEI POCHI MOTIVI PER CUI VALE LA PENA PAGARE IL CANONE
Se sei il figlio di Piero Angela, e nella vita decidi di fare il divulgatore scientifico in tv, o sei un pazzo incosciente o sai il fatto tuo. Per sua (e nostra) fortuna, Alberto Angela appartiene alla seconda categoria

Se sei il figlio di Piero Angela, e nella vita decidi di fare il divulgatore scientifico in tv, o sei un pazzo incosciente o sai il fatto tuo. Per sua (e nostra) fortuna, Alberto Angela appartiene alla seconda categoria. Il ché non era affatto scontato, ovviamente, soprattutto perché in televisione il confine tra “giovane che sa il fatto suo” e “figlio di papà raccomandato” è sottile sottile. Ma Alberto Angela non è stato catapultato in tv dal padre da un giorno all’altro: si è laureato in Scienze Naturali alla Sapienza con il massimo dei voti, ha seguito corsi di specializzazione in paleontologia e paleoantropologia ad Harvard, alla Columbia University e alla UCLA. E poi tante spedizioni internazionali alla ricerca delle origini dell’uomo, dall’Etiopia alla Mongolia, dallo Zaire all’Oman. Il background c’è, dunque, ovviamente impreziosito da cotanto padre, il David Attenborough italiano, enorme professionista e signore d’altri tempi. Alberto Angela si avvicina alla tv prendendola decisamente da lontano: l’esordio in video vero e proprio, infatti, è targato Televisione Svizzera Italiana(1990), e piano piano cominciano anche le collaborazioni come autore ai programmi del padre. Da lì è un crescendo: prima qualche spazio all’interno di SuperQuark, poi Passaggio a Nord Oveste, dal 2000, il longevo e seguitissimo Ulisse – Il piacere della scoperta su RaiTre.

Certo, perché al di là dell'impazzare dei fan sui social, Alberto Angela alla cultura ci crede davvero e il suo curriculum parla per lui. Figlio di Piero Angela e di Margherita Pastore, è nato a Parigi nel 1962. Si è laureato all’università La Sapienza di Roma in Scienze naturali, specializzandosi successivamente in paleontologia in università prestigiose degli Stati Uniti come Harvard, Columbia, Ucla. 

Finiti gli studi, ha viaggiato per il mondo, impegnato in ricerche e scavi, finché la tv svizzera gli ha chiesto di presentare al grande pubblico il suo lavoro di ricercatore. Non immaginava di fare televisione, c'era già il padre Piero come volto noto del piccolo schermo. E invece i servizi hanno funzionato e sono diventati un programma, «Albatros», sbarcato su Telemontecarlo.

Correvano i primi anni Novanta quando è scattata l'escalation inarrestabile: «Il pianeta dei dinosauri», «Superquark», «Viaggio nel Cosmo», «Passaggio a Nord Ovest» e «Ulisse», in onda su Rai3 dal 2000 e vincitore del Premio Flaiano per la televisione nella prima edizione. 

Per l’ideazione e la scrittura dei suoi programmi è stato importante l’apporto del padre Piero Angela, fonte d'ispirazione sin dall'infanzia: «Abbiamo fatto tanti viaggi in famiglia - ha raccontato a Repubblica -, ma le storie più belle erano quelle di papà, le sue avventure: ascoltarlo era un po' come leggere Salgari. Ha cominciato che non c'era la televisione ed è ancora in prima serata: è un patrimonio».

Alberto Angela, sposato e padre di tre figli, piace perché sa parlare di tutto con l'impeccabile stile paterno, sobrio, disinvolto ed educato ed è un caso raro - in televisione e non - di un uomo di cultura capace di trasmettere le sue conoscenze con passione parlando il linguaggio di tutti. Un personaggio entrato nelle nostre case attraverso la televisione e diventato un’icona dei social al pari di Gianni Morandi o Enrico Mentana, anche se con una sfumatura diversa. Mentre Morandi e Mentana sono attivi su Facebook, Alberto Angela è protagonista inconsapevole di un movimento che lo esalta, trasfigurandolo e rendendolo super pop. E quando il suo programma Stanotte a San Pietro lo scorso dicembre raggiunse i sei milioni di spettatori in prima serata su Rai1, col 25% di share, il risultato venne accolto come un trionfo dai suoi fan. Gli e le «angelers», come vengono chiamati, annidati ormai ovunque. 

Scritto da Luca

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